ALATRI 1988-1989. I primi due seminari di studi sulle mura poligonali.

ALATRI - I primi due seminari di studi sulle mura poligonali.

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"Questi ultrasecolari massi, che nascondono nel buio più impensabile la nascita di questa città, sono all'attenzione di tutti noi cittadini ed anche dei turisti.

  Qui, tra le enormi rupi degli Ernici, in tante località, sono sorte quelle basiliche dei Pelasgi, luoghi di preghiera, di avvistamento, di difesa ma anche di abitazione.

  ...questi Pelasgi ci hanno lasciato la magnifica Acropoli che è un gioiello di statica."

Dal saluto agli intervenuti al  "1° seminario nazionale di studi sulle mura poligonali" da parte di Flavio FIORLETTA, assessore alla cultura del Comune di ALATRI (2 ottobre 1988). 

 

1° SEMINARIO NAZIONALE DI STUDI SULLE MURA POLIGONALI

 

Il “1° SEMINARIO NAZIONALE DI STUDI SULLE MURA POLIGONALI”, fortemente voluto dall'Assessore alla Cultura del Comune di ALATRI, Ins. Flavio FIORLETTA, validamente sostenuto nella sua impresa dagli assessorati della Regione Lazio e della Provincia di Frosinone, si svolge presso la sala consiliare comunale, gremita da un folto pubblico di appassionati e curiosi, nell'intera giornata di Domenica 2 ottobre 1988.

Gli interventi degli illustri partecipanti al seminario vengono divisi, secondo l'argomento trattato in diversi settori: archeologia, archivistica, urbanistica, catalogazione, legislazione e restauri.

 

SETTORE ARCHEOLOGIA - Relazioni

Prof. Giuseppe GUADAGNO (Università degli Studi di Salerno) – “Centosessanta anni di ricerche e studi sugli insediamenti megalitici: un tentativo di sintesi”.

L'inizio dell'attenzione degli archeologi verso le mura megalitiche è il 1829, sollecitato dall' Instituto di Corrispondenza Archeologica. Ma già diversi studiosi si erano occupati di esse, usando diversi termini: “mura megalitiche”, “mura ciclopee”, “mura pelasgiche”, “mura poligonali”. La definizione del francese Petit Radel nel 1815costruzione ciclopica e di fondazione pelasgica” trova sostenitori e critici. Della teoria pelasgica si fanno convinti assertori gli studiosi De Cara (1898), il quale asserisce che “gli Hethei Pelasgi vennero ed abitarono nel Lazio” e Giovenale (1899) convinto che le costruzioni poliedro-megalitiche del Lazio siano preromane e “coeve delle congeneri di Micene...risalire al XV secolo (a.C.)”.

Ma nel 1901 lo scavo archeologico di Norba, città distrutta in epoca sillana (Lucius Cornelius Sulla Felix – SILLA – militare e dittatore romano 138 – 78 a.C.), fa asserire dagli archeologi intervenuti che le mura dovessero ritenersi non anteriori al VI – IV secolo a.C. e pertanto di epoca romana.

(Quindi è da oltre cento anni che gli studiosi delle mura poligonali si dividono tra “preromani” e “romani” e la diatriba è destinata a continuare sino alla eventuale scoperta di qualcosa di clamoroso ed evidente. N.d.A.).

 

Prof.ssa Gioia CONTA (Università degli Studi di Pisa) – “Note sui recinti fortificati in Alto Adige”.

Studio sui resti di circa 100 recinti fortificati (“castellieri”) in Alto Adige, esistenti prima della conquista romana e generalmente posti in altura. La loro datazione è alquanto difficile, dato il continuo rifacimento degli esistenti o di nuove costruzioni attuate tra il 400 e il 15 a.C, anno della conquista romana da parte di Druso.

 

Ing. Mario PINCHERLE, specialista in paleotecnologia – “La prospezione archeologica effettuata presso le mura a blocchi poligonali di Orbetello”.

Lo specialista, convinto assertore della pre-romanità della mura poligonali, cerca di dimostrarlo con alcuni esperimenti ed osservazioni dirette. Ammiratore dello scrittore e architetto romano Vitruvio (Vitruvius Pollius), vissuto al tempo dell'Imperatore Augusto, e della sua suddivisione delle opere murarie, eseguite con grandi massi, in due significative strutture:

OPUS ANTIQUUM (o incertum), formato da grandi blocchi poligonali disposti non ordinatamente e ad assise non orizzontali;

OPUS QUADRATUM (o reticulatum) formato da blocchi parallelepipedi, disposti regolarmente ad assise orizzontali.

Costruisce due modellini con i due diversi tipi di blocchi e constata che, smuovendo il piano dove sono poggiati, quello “antiquum” resta ben saldo mentre il “quadratum” frana rovinosamente. Critica apertamente coloro che hanno restaurato parte delle mura megalitiche con “iniezioni di cemento”.

Il Pincherle studia le mura poligonali di Orbetello, visibili solo in minima parte, in quanto circa 7 metri sono o nascosti alla vista o immersi nella laguna, e si sofferma anche su una parte della cinta muraria dell'Acropoli di Ferentino, contestando i risultati degli archeologi i quali, avendo rinvenuto delle iscrizioni in latino e avendole male interpretate, non hanno esitato ad attribuire ai romani l' intere costruzioni.

 

Prof. Lorenzo QUILICI , Consiglio Nazionale delle Ricerche – “Monterado presso Bagnoregio, la Civita di Artena, la Fossa rotonda di Capistrello: tre esempi di cinte fortificate tra Etruria e Marsica”.

Relazione su alcune cinte fortificate: Monterado (625 metri s.l.m.) presenta resti di una cinta muraria risalente al VI-V secolo a.C.; la Fossa rotonda di Capistrello, la più elevata grazie ai suoi 1.165 metri s.l.m., è una fortificazione del V-IV secolo a.C.; la Civita di Artena (632 metri s.l.m.) ha una parte più antica, probabilmente del VII secolo a.C., e l'area del foro con interventi romani risalenti tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C..  

 

Prof. Giovanni Maria DE ROSSI, Università degli Studi di Napoli – “Segni e la sua cinta urbana: puntualizzazione dello stato delle ricerche”.

Gli scavi eseguiti, ed ancora in corso d'opera al momento del seminario, portano alla luce una cinta urbana complessa, eretta probabilmente tra il VII e il IV secolo a.C.. Una datazione esatta è quasi impossibile in quanto molte parti della fortificazione sono state più volte risistemate con l'uso misto dell'opera quadrata con l'opera poligonale.

 

Dr.ssa Stefania QUILICI—GIGLI, Consiglio Nazionale delle Ricerche – “Fortificazioni e recinti in opera poligonale nella zona di Norba”.

Illustra gli ultimi rilievi nella zona di Norba e dintorni ponendo l'attenzione che il complesso in opera poligonale rinvenuto su Monte Carbolino può essere databile al VII-VI secolo a.C., mentre la cinta circolare in località Serrone di Bove dovrebbe essere precedente alla fondazione romana della colonia di Norba (da Tito Livio indicata nel 492 a.C.). Ed è proprio da tale asserzione dello storico romano che gli archeologi hanno indicato per le mura più tondeggianti e rudimentali dell'Acropoli minore di Norba una datazione del V secolo, mentre sono certi che la grande fortificazione della colonia, ben evidenziata dall'imponenza ed accuratezza dell'opera poligonale della Porta Maggiore, risalga al IV secolo a.C. e sia opera romana.

 

(Notizie di Norba, le cui rovine sono visibili nell'attuale territorio di Norma (LT) vengono riportate da antichi storici. Dionigi di Alicarnasso (60-7 a.C.) nella sua “Storia di Roma arcaica” l'annovera tra le città della Lega Latina in guerra contro Roma tra il 501 ed il 496 a.C.. Dopo la pesante sconfitta subita, Norba diviene colonia romana nel 492 a.C., secondo lo storico Tito Livio (59 a.C. - 17 d.C.) nella sua opera “Ab Urbe condita”, e roccaforte inespugnabile nell'agro pontino. Durante la guerra civile tra Mario e Silla (88-82 a.C.) Norba patteggia per Mario e viene assediata ed espugnata dai sillani. Gli abitanti preferiscono dar fuoco alle proprie case e la città viene distrutta.

Gli scavi archeologici, diretti nel 1901 dal Prof. Luigi Pigorini, fanno rinvenire molti oggetti risalenti al IV secolo a.C. e fanno ritenere, anche sulla base del racconto di Tito Livio, che tutto il complesso monumentale possa risalire a tale epoca. Tra i tanti che concordano con Pigorini occorre segnalare l'archeologo Giuseppe Lugli il quale, studiando le diverse tipologie delle mura poligonali, sostiene che quelle “... con blocchi serrati e levigati, provano che siamo già in un'epoca evoluta, la quale ben si conviene agli ultimi decenni del IV secolo.”

La maggior parte degli archeologi continuano a condividere le opinioni degli illustri colleghi precedenti, ma vengono contestati da numerosi ricercatori i quali, sulla base di molteplici studi di vario genere, sostengono la messa in dubbio dell' “ipse dixit” in ogni campo dello scibile umano.) (N.d.A.) 

 

Dr. Giuseppe CHIARUCCI (Museo Civico di Albano) “Nuove considerazioni su alcune sostruzioni in opera poligonale sui Colli Albani e sulle opere di fortificazione di Anzio e Lanuvio

Esposizione riguardante diverse località, tra cui: Monteporzio, che presenta due brevi tratti di mura poligonali di III maniera; Castel Gandolfo, con un tratto di mura della IV maniera; Lanuvio, con grandi massi della IV maniera, forse risalenti al V secolo a.C.; Anzio, con la fortificazione del suo porto e le necropoli latina e volsca; Lago di Albano, con la presenza di due tratti di mura poligonali della I e II maniera, ritenute dall'archeologo Giuseppe Lugli risalenti al IV secolo a.C..

 

Dr. Ezio MATTIOCCO (Museo Civico di Sulmona) “Reinsediamenti medievali nell'ambito dei recinti fortificati preromani in Abruzzo

Prima della conquista romana si potevano contare, nel territorio dell'attuale Abruzzo, ben 140 centri fortificati, molti dei quali muniti di mura poligonali. Le cruente guerre con la potenza di Roma portano alla conquista e distruzione di questi centri, di cui meno di una trentina vengono rioccupati, ripopolati e ricostruiti in epoca medievale. Sono poche le testimonianza megalitiche importanti ancora visibili: quelle dell'antica Aufidena (presso l'attuale Alfedena); quelle di Antinum (oggi Civita d'Antino) e quelle imponenti a Castel di Sangro.

 

Dr. Angelo PELLEGRINO (Soprintendenza Archeologica di Ostia) “I centri fortificati della Valle del Sangro

Lo studioso si rifa alla relazione del collega precedente, elenca i centri fortificati preromani nella Valle del Sangro (l'attuale zona meridionale della Provincia di Chieti) popolate dalle genti sannitiche e sabelliche. Le fortezze erano poste in altura, generalmente tra i 900 ed i 1100 metri s.l.m., onde poter dominare le zone sottostanti. Le mura poligonali più antiche vengono datate tra il V e IV secolo a.C., sono catalogate come appartenenti alla I e II maniera e alcune di esse vennero edificate frettolosamente per far fronte alle lunghe sanguinose ultime due guerre sannitiche (326-290 a.C.). Le fortezze furono espugnate e distrutte dai conquistatori; anche della poderosa costruzione di Pallanum (sul monte Pallano nell'attuale Comune di Tornareccio - Chieti) restano solo alcune vestigia.

 

Prof. Giuseppe GROSSI (docente di Scuola Magistrale) “Tipologia dei centri fortificati con mura poligonali in area marso-equa: cronologia e studio delle porte

Nei territori occupati dai Marsi (l'attuale Marsica attorno al lago Fucino) e dagli Aequi (l'attuale alta valle del fiume Aniene) esistevano 94 centri fortificati con mura poligonali, posti in altura tra i 300 e i 1700 metri s.l.m., dotati di porte e spesso di un fossato difensivo. Il relatore ritiene che i più antichi dovrebbero essere compresi tra l'VIII ed il IV secolo a.C. e che venissero governati da regimi monarchici. 

 

Prof. Gianfranco DE BENEDITTIS (Soprintendenza Archeologica per il Molise) “Il problema delle fortificazioni del Sannio Pentro alla luce degli scavi di Monte Vairano

Nel Sannio Pentro (regione Molise) il Monte Vairano nei tempi antichi occupava una posizione strategica, pertanto è naturale che venisse fortificato. Gli scavi archeologici, iniziati nel 1975, portano alla luce resti di una cinta muraria lunga circa 3 Km, forse risalenti al VI-IV secolo a.C., un abitato interno sviluppatosi nel IV-III secolo ed una piccola abitazione (la casa di LN) databile con certezza al II secolo.