LA "QUESTIONE PELASGICA"- Riflessioni del Prof.Gino MAIELLO.

THE TOWN OF ALATRI AND ITS PELASGIC ORIGINS

 

Abbiamo ricevuto con grande piacere dal Prof. Gino MAIELLO delle riflessioni sulla “questione pelasgica” e sulle mura poligonali. Le riportiamo, ringraziandolo, per intero. Sono molto graditi altri interventi sul tema da parte di studiosi e appassionati.

 

La pubblicazione del Prof. Domenico SBARAGLIALa Città di Alatri e le sue origini pelasgiche” è rivolta a quelli che credono che la questione pelasgica in Italia sia stata liquidata con la ridicola scampagnata avvenuta, nel 1903, sulle rovine dell'antica Norba.

Inoltre sembra rivolta a quelli che ingenuamente affermano che tutte le Città del Lazio, dette pelasgiche, siano state erette da Roma, mentre è sicuro che esse non furono colonie dei Romani, ma soltanto ripopolate da essi, che certamente non l'avrebbero costruite con una tecnica a loro sconosciuta.

Ancora essa dovrebbe essere letta, in particolare, da quelli che pensano che tutta la storia di ALATRI sia riconducibile solo all'opera di Betilieno Varo il quale, invece, è vissuto molti secoli dopo la fondazione della Città.

Si deve riconoscere che, alla conclusione del suo lavoro, il dibattito intorno alla “Questione Pelasgica” si rianima perché le sue ipotesi coincidono con quelle di Don Giuseppe CAPONE, soprattutto circa l'età in cui è possibile sia stata fondata Alatri.Se si vuole giungere alla verità sulla questione poligonale, o almeno avvicinarsi ad essa, secondo Sbaraglia, bisogna allargare lo studio anche alla genetica, che, attraverso l'esame dei gruppi sanguigni e del corredo cromosomico, ci permetta di stabilire l'etnia originaria dei popoli.

In secondo piano, secondo l'autore, è da considerare e, quindi, da studiare il flusso migratorio, iniziato alla fine del IV Millennio a.C., di popoli che dalla steppa asiatica si spostano verso l'Europa centrale e il Mar Mediterraneo.

Infine un altro importante argomento da tener presente dovrebbe essere lo studio della Linguistica, prendendo in esame le parole del sostrato preindoeuropeo, confrontandole con toponimi nostrani, con termini di parentela, con numerali dialettali ed anche con molte parole usate dal volgo di Alatri.

Il Prof. Sbaraglia ha terminato di scrivere il suo libro quando si è venuti a conoscenza che il sito archeologico, in località Pelonga, non era, come tutti dicevano, di origine romana, ma di origine neolitica. Per cui la presenza di tumoli, costruiti a secco e a forma di barca rovesciata o rettangolari, di fondi di capanna, di allineamenti di massi giganteschi e sagomati alla perfezione, il rinvenimento, in superficie, di molti manufatti in pietra levigata (raschiatoi, bulini, fenditori, cuspidi, lame di accetta e di giavellotto) danno ragione agli studi di Don Giuseppe Capone, e al recente libro del prof. Domenico Sbaraglia, che allontanano per sempre la presenza di Roma dalle origini di Alatri. Essendo i tumuli molti, disseminati sul versante sud del Monte Capraro a gruppi di 3 o 4 per zona, e considerando che altri sono stati distrutti per far spazio, negli anni, alle coltivazioni, si deve pensare che formassero la necropoli, tanto agognata e tanto cercata di Alatri; se così non fosse, visto che emeriti archeologi dicono che Alatri è romana, allora si dovrebbe trovare un'altra necropoli, magari del III o IV secolo a.C. il che sarebbe un'impresa impossibile.

Prima di concludere vorrei far capire e trasmettere a chi mi legge un po' dell'emozione che si prova toccando, oggi, una lama di giavellotto a forma di cuore, pensando che qualcuno l'ha levigata, ieri, ma forse soltanto 8000 anni fa."

Prof. Gino Maiello

 

 

ANNOTAZIONI

 

L'ACROPOLI DI ALATRI. Una datazione, anche approssimativa, di questa imponente opera, come di quasi tutte le costruzioni megalitiche del Lazio, appare indubbiamente problematica. Troppa è infatti la differenza che intercorre tra l'opinione di G.B. Giovenale, il quale ritiene alcune di esse “coeve delle congeneri di Micene ...risalire al XV secolo a.C.”, e le quasi certezze di alcuni archeologi che pongono come datazione il IV secolo a.C..(Nel disegno una ricostruzione dell'antica Acropoli eseguita dal Prof. Mario Ritarossi).

Pertanto nel corso degli anni si sono venute a costituire due correnti: quella “preromana”, che ritiene le mura poligonali (o ciclopiche) erette prima della nascita di Roma e della sua conquista dei territori laziali, e quella “romanache, basandosi sull'eccellente tecnica costruttiva dei romani e sull'interpretazione di alcune loro iscrizioni, asserisce la romanità delle costruzioni megalitiche.

Ci auguriamo che prima o poi qualche nuova sensazionale scoperta possa far luce su questo interessante mistero.

LUCIUS BETILENIUS VARUS (Lucio Betilieno Varo)

vive nella seconda metà del II secolo a.C. e ricopre la carica di censore per dieci anni, probabilmente durante il periodo di pace seguito alla prima guerra punica, cioè tra il 241 e il 218 a.C. Un'epigrafe, risalente allo stesso periodo o poco dopo la sua morte, reperita nell'attuale Piazza S. Maria Maggiore, lo elogia per le grandi opere pubbliche, realizzate in ALETRIUM (Alatri).

Tra le sue mirabili realizzazioni (strade, serbatoio per l'acqua, macello pubblico ecc.) spicca l'imponente acquedotto, che portava l'acqua dalle sorgenti, situate attualmente nel territorio del Comune di Guarcino. Considerato il primo acquedotto ad alta pressione realizzato dai romani, è andato distrutto dai Goti comandati da Totila nel VI secolo d.C.. Sono rimasti pochi resti visibili sotto il Convento dei Padri Cappuccini e presso il Ponte Porpuro.

Degno di ammirazione è il portico di Betilieno (vedere immagine a lato). Si tratta di “un monumentale portico d'accesso all'Acropoli, i cui resti, relativi ad una parte del tracciato viario ed alle canalizzazioni per il deflusso delle acque, sono ancora visibili lungo il pendio che si sviluppa alla base della porta Minore. La costruzione era caratterizzata da una lunga struttura templiforme, con colonne laterali e copertura a doppia falda, ed assicurava un percorso protetto, per tutta la lunghezza del muro settentrionale della rocca.” (dal libro ALETRIUM di Mario Ritarossi © 1999 Tofani Editore).

 

Il disegno e le immagini del presente articolo (vicino al titolo la porta Maggiore dell'Acropoli di Alatri) ci sono state gentilmente fornite dal Prof. Mario Ritarossi e dal Prof. Gino Maiello.

 

The book of teacher Domenico Sbaraglia THE TOWN OF ALATRI AND ITS PELASGIC ORIGINS”

It is addressed to those people who believe that the question pelasgic in Italy was dismessed with the ridiculous trip into the country, done in 1903, to the ruins of the ancient Norba. Moreover, it seems addressed to those people who ingenuously affirm that all the towns in Latium, known as pelasgic, had been erected by Rome, while it is sure they were not colonies of the Romans, but only repopulated by them, who certainly would not have built with a tecnique they did not know. Moreover it ought to be read, in particular, by those who think that the whole history of ALATRI is referable only to the work of Betilieno Varo who instead lived a lot of centuries after the foundation of the town. We must admit that, at the end of his work, the debate about “the pelasgic question” revives because his hypothesis agree with those of Don Giuseppe Capone overall about the age when Alatri may have been founded.

If we want to find out the truth on the polygonal question or at least to approach it, according to Sbaraglia we must extend the analysis also to the genetics. Through the test of the blood groups and the chromosome complement allows us to establish the original ethnic group of the people as secondary importance, according to the author it must be considered and then studied the migratory flow, begun at the end of 4th millenium B.C., of peoples that from the Asian steppe moved towards central Europe and Mediterranean sea. Finally, another important argument to remember should be the study of the linguistics, considering the words European substratum pre Indo-European comparing them with our toponomycs, with terms of similar with dialectal numerals and also a lot of words used by the common people of Alatri.

The teacher Sbaraglia finished to write his book when we became acquainted that the archaeological site, in resort Pelonga, was not, as everybody affirmed, of roman origin, but of Neolithic origin. Therefore the presence of tumoluses, drybuilt and with the shape of an upturned or rectangular boat, or bottom of hut, of alignment of gigantic and perfectly shaped blocks, the discovery, on the surface, of a lot of polished rock handmade (rabbles, burins, grafting tools, blades of hatchet and javelin) confirming the Don Giuseppe Capone's studies and the recent book of teacher Domenico Sbaraglia which deter forever the presence of Rome from the origins of Alatri as the graves are a lot, scattered on the south side of the Capraro mountain in groups of three or four for zone, and considering that others were destroyed to make room, during the years to the cultivations we must think that they formed the necropolis , if it is right, considering that emeritus archaeologists affirm that Alatri is Roman, then we should find an other necropolis, probably of the third or fourth century B.C.. This would be an impossible task, before finishing I would like to make understand and to pass to people who read some of my emotion that I feel touching, nowdays, a blade of javelin, shaped as a heart, thinking that someone dressed it, yesterday, but maybe only 8.000 years ago."

The teacher Gino Maiello

                                                                                                                                              (Translation by teacher Giorgio Frezza)

 

 

Due delle tre "NICCHIE", poste vicino alla porta Maggiore.
La porta Minore, nota anche come "porta dei falli".
PELONGA - Allineamento semicircolare di massi...
...tra cui quello imponente con sul lato destro la coppella (cavità circolare).