OCCUPAZIONE ITALIANA dell'ALBANIA - La misteriosa serie NON EMESSA

OCCUPAZIONE ITALIANA dell'ALBANIA - La serie filatelica NON EMESSA del 1939.

ALBANIA occupazione italiana – 1939 serie sovrastampata NON EMESSA.

Chi volesse addentrarsi nella serie “non emessa” dell'Albania occupazione italiana del 1939 (Catalogo Sassone nn. 12/15) , dovrebbe avere l'abilità e l'intuito di un “detective”, capace di risolvere un caso poliziesco con pochi labili indizi. Infatti risalendo alle notizie, riportate dai cataloghi e dagli sparuti articoli apparsi sinora, si è certi soltanto del numero dei valori e delle loro caratteristiche:

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Tipi dei francobolli d'Italia del 1929 (serie denominata “Imperiale”), in colori diversi e sovrastampati. NON EMESSI. Tiratura 50.000 serie.

n. 12             1q. su 5c.           Lupa di Roma                                     colore    bruno chiaro

n. 13             5q. su 15c.         Re Vitt. Emanuele III di profilo               “     verde giallo

n. 14           10q. su 50c.         Re Vitt. Emanuele III di fronte                “     lilla rosso

n. 15           15q. su 75c.         Re Vitt. Emanuele III di profilo              “      carminio chiaro

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Confrontiamo i francobolli dell"Imperiale" con quelli sovrastampati non emessi dell'Albania occupazione italiana.

  A sinistra il francobollo della serie "ITALIA 1929 - Ordinaria                  

  detta Imperiale - cat. Sassone n. 224 - 5 c. color seppia.

 

  A destra il francobollo preparato per l'Albania, occupazione

  italiana - cat. Sassone n. 12 - non emesso -  sovrastampato

  1q. su 5c. colore bruno chiaro.

 

 

 

 

 

  A sinistra il francobollo della serie "Italia 1929 - Ordinaria                 

  detta Imperiale - cat. Sassone n. 229 - 25 c. colore verde.

 

 A destra il francobollo preparato per l'Albania, occupazione

 italiana - cat. Sassone n. 13 - non emesso - sovrastampato

 5q. su 25c. colore verde giallo.

 

 

 

 

 

  A sinistra il francobollo della serie "Italia 1929 - Ordinaria        

  detta Imperiale - cat. Sassone n. 232 - 50 c. violetto.

 

  A destra il francobollo preparato per l'Albania, occupazione

  italiana - cat. Sassone n. 14 - non emesso - sovrastampato

  10q. su 50c. colore lilla rosso.

 

 

 

 

 

 

  A sinistra il francobollo della serie "Italia 1929 - Ordinaria      

  della Imperiale - cat. Sassone n. 233 - 75 c. rosa rosso.

 

  A destra il francobollo preparato per l'Albania, occupazione

  italiana - cat. Sassone n. 15 - non emesso - sovrastampato

  15q. su 75c. colore carminio chiaro.

 

 

 

 

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Per il resto si brancola quasi in una fitta nebbia. Data della stampa (1939 o 1940), motivi della non emissione, motivi della dispersione di 3 dei 4 valori e quantitativo esatto dei rimasti, sono sino ad oggi avvolti nel mistero e, partendo dalle notizie, non documentate, ricavate da poche fonti, si possono fare soltanto delle congetture, che potrebbero un domani, risultare in tutto o in parte infondate.

Partiamo dalle notizie trovate.

Il catalogo Sassone specializzato c'informa: Tiratura 50.000 serie, di cui pare sia andato quasi completamente distrutto, per azioni belliche, il secondo valore (di cui sono noti poco più di 200 pezzi) e gran parte del primo e del terzo. Esistono con annulli falsi e con soprastampe di fantasia”,  e anno di stampa 1940.

Ma il catalogo Unificato (CIF – Commercianti Italiani Filatelici s.r.l.) riporta come anno di stampa il 1939 e scrive che “I primi tre valori sono rari perché quasi l'intera tiratura andò distrutta a seguito di eventi bellici. Del n. 13 sono noti 100 esemplari”.

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Siccome si tratta di una serie alquanto rara (i cataloghi italiani la quotano se nuova, senza linguella e perfetta, tra i 4.000/5.000 euro) è ovvio che possa essere oggetto di falsificazioni, usando i valori dell'Imperiale, che al contrario valgono pochissimo. Ma i tentativi vengono facilmente scoperti, sia per la diversità dei colori (sebbene qualcuno, aiutandosi con additivi chimici, possa riuscire a renderli più chiari), sia per la complessità della sovrastampa originale, formata da una griglia composta da linee e lettere difficilmente eguagliabili. Vengono riportate le 4 sovrastampe con l'indicazione della lunghezza della griglia contenente le scritte "Regno d'Albania/Mbretnia Shqiptare".

             

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Il Catalogo Enciclopedico Italiano (I.C.E.F. s.r.l. Milano, edizione 1977/78) indica ugualmente da data di stampa il 1939 e informa che esemplari usati vennero utilizzati solo nel Cossovo. Questo catalogo subentrò al precedente catalogo specializzato dei francobolli d'Italia D'Urso (Aldo D'Urso Editore, Roma). Conoscemmo personalmente il cav. D'Urso, titolare dell'omonimo negozio sito nei pressi di Piazza di Spagna a Roma, e gli chiedemmo notizie più dettagliate circa la mancata emissione di questa serie, ci rispose che, secondo informazioni ricevute, tutto era dipeso da “motivazioni di carattere politico e di opportunità da parte del regime fascista”.

 

L'Accademia di Posta Sito Sito Sitissime dell'Accademia Italiana di Filatelia e Storia Postale, in un capitolo interessante dedicato ai francobolli “NON EMESSI, saggi e altre cose” riporta testualmente:

Il termine “non emesso”, di origine filatelica e risalente probabilmente agli anni '20, fu coniato per identificare le carte-valori postali non poste in corso quando era già pronta per la distribuzione almeno una prima e consistente fornitura, e che perciò si presentano con caratteristiche del tutto identiche a quelle dei valori regolarmente emessi nello stesso periodo.”

e successivamente, elencando “I VERI NON-EMESSI” dell'area italiana riporta:

REGNO SEPARATO d'ALBANIA 1939. La soprastampa sull'Imperiale.

Vittorio Emanuele III andava pazzo per le corone, e per farlo contento nel 1939 Mussolini gli regalò, dopo quella di imperatore d'Etiopia, anche quella di re d'Albania. Per cambiare velocemente i francobolli in corso del nuovo reame dei Savoia, al Poligrafico si iniziò subito a stampare la serie Imperiale in colori un po' diversi e con l'aggiunta di una soprastampa bilingue che ne mutava anche il valore nella moneta shqipetara, il qindar. Ma i primi quattro valori giunti a Tirana sollevarono forti critiche, poiché davano l'idea che l'Albania anziché un regno a sé fosse una dipendenza di quello italiano, e si decise perciò di creare una serie davvero nuova. La fornitura giunta da Roma restò quindi chiusa in qualche armadio, anche se probabilmente furono in molti – italiani, albanesi e poi tedeschi – ad accedervi negli anni seguenti: tanto che alla fine del conflitto la provvista si era ridotta al lumicino per tutti i valori, e per uno in particolare.

 

Infine John S. Phipps nel libro “The stamps and posts of Albania and Epirus 1878 to 1945” (published by the Stuart Rossiter Trust – 1996) nel capitolo 2.31.3, relativo ai “Francobolli d'Italia sovrastampati non emessi”, parla dei 4 valori elencati dal catalogo Sassone e cita lo studioso inglese Thomas Cairns. Questi nella rivista “Stamp Magazine – april 1957” in un articolo dal titolo “Italy in Albania” afferma che i francobolli sono andati distrutti a seguito dell'affondamento di una nave, diretta in Albania e che le serie rimaste sino ad oggi si trovavano presso le Autorità governative. Phipps giustamente ritiene che però il francobollo da 15q., dato il suo modesto valore di catalogo, doveva trovarsi altrove. La perdita deve essere avvenuta subito dopo l'entrata in guerra dell'Italia (giugno 1940) e pertanto dopo l'emissione della definitiva albanese, i 14 valori dell'agosto/dicembre 1939. E siccome la tiratura dei valori da 1q., 5q. e 10q. risultava molto alta (tra i due e cinque milioni di pezzi), non c'era alcuna ragione per emettere nel 1940 questa nuova serie sovrastampata. Pertanto quasi certamente la serie dei non emessi era stata preparata già prima dell'occupazione italiana (aprile 1939), ma non erano serviti essendo quasi pronta la nuova definitiva, e quindi accantonati. Resta un mistero il fatto che siano andati distrutti con una nave.

Sulla base delle notizie surriportate, vediamo di indagare e trarre qualche plausibile conclusione.

La data di stampa.

Sicuramente è un problema di facile soluzione. Ci troviamo infatti d'accordo con John S. Phipps. Il valore da 5 qind della serie ordinaria era stato emesso (secondo lo studioso austriaco Friedrich Wallish) il 24/9/1939 con una tiratura di  5 milioni  di esemplari e quello da 1 qind il 19/12/1939 con 2 milioni di pezzi. Inoltre, ancora alla data fatidica della sovrastampata dell'occupazione tedesca “14 Shtator 1943”, del valore da 5 qind erano invenduti circa 600.000 esemplari. Di conseguenza perché stampare nel 1940 4 inutili nuovi francobolli? Certamente questi erano stati già approntati nel 1939, poco prima o subito dopo l'occupazione italiana dell'Albania.

Mancata emissione.

Il perché della mancata emissione appare meno certo. Probabilmente le “motivazioni di carattere politico e di opportunità da parte del regime fascista” accennate dal cav. D'Urso hanno un valido fondamento. Ricordiamo che l'occupazione italiana dell'Albania, avvenuta tra il 7 e il 9 aprile 1939 con estrema facilità e con poche perdite umane, ha portato alla fuga del re albanese Zog I ed alla nomina di un governo albanese fantoccio, composto da filo-italiani. L'Italia già da molti anni ha rapporti di amicizia politici, militari e commerciali con il piccolo paese balcanico. Le poche milizie albanesi sono state addestrate da comandanti italiani, che hanno instaurato con i colleghi rapporti di cameratismo. La popolazione in gran maggioranza vede di buon occhio l'amicizia con una potente nazione vicina e da oltre cinque anni la lingua italiana viene insegnata nelle scuole albanesi.

L'Assemblea Nazionale Costituente d'Albania, riunitasi il 12 aprile 1939 a Tirana, furbescamente esprime la riconoscenza di tutti gli albanesi verso il Duce e l'Italia fascista; è pronta a legare “la vita e i destini dell'Albania a quelli dell'Italia”; è decisa ad “offrire, nella forma di una unione personale, la Corona di Albania a S.M. Vittorio Emanuele III, Re d'Italia e Imperatore d'Etiopia, per Sua Maestà e per i suoi Reali discendenti” (Regno d'Albania – numero straordinario della Gazzetta Ufficiale del 12 aprile/15 luglio 1939 – XVII). Nel frattempo l'autorità albanese fa emettere tra il 12 ed il 28 aprile 14 valori (di cui 3 di posta aerea) sovrastampando i francobolli ordinari di re Zogu I del 1930.

Le due mosse dovrebbero aver spiazzato i gerarchi fascisti del Ministero degli Esteri e delle Comunicazioni (già Poste e Telegrafi). I legami di fratellanza e “unione personale” con il popolo italiano offerti dall'Assemblea Costituente albanese potevano non essere ben rappresentati dall'emissione dei 4 nuovi francobolli italiani, dove la sola immagine del re e la doppia scritta sovrastampata con la precedenza di “Regno d'Italia” avrebbero potuto urtare la suscettibilità dei nazionalisti e indipendentisti albanesi. D'altra parte, l'accettazione da parte di Vittorio Emanuele III della corona d'Albania e l'appellativo dato al nuovo popolo di “nostri figli albanesi” (statuto del 4 giugno 1939 – XVII) propendono per un legame sentito e profondo. Per cui venne deciso di soprassedere, sebbene la serie fosse stata già approntata e stampata, e provvedere subito a prepararne una nuova.

Riteniamo che questa possa essere una ipotesi più verosimile di quella riportata dall'Accademia Italiana di Filatelia e Storia Postale che parla di forti critiche, giunte da Tirana alla vista dei 4 francobolli. Basta rammentare che il governo albanese fantoccio non avrebbe, data la propria debolezza, mai potuto opporsi alle volontà delle autorità fasciste italiane.

Dove si trovavano i primi 3 francobolli non emessi?

Si tratta del mistero più fitto. Cerchiamo di trovare qualche spiraglio. Sempre l'Accademia Italiana di Filatelia e Storia Postale dice che la fornitura (tutte le 50.000 serie?), giunta a Tirana da Roma, restò chiusa in qualche armadio, anche se probabilmente molti italiani, albanesi e tedeschi negli anni successivi vi hanno avuto accesso (trafugandoli?) e alla fine della guerra mondiale i valori rimasti, soprattutto di uno di essi (il 5 qind ?), erano ridotti al lumicino.

La ricostruzione suddetta può essere facilmente confutata dai fatti storici. Conoscendo il collezionismo tedesco e italiano, qualora alcuni di essi fossero riusciti a entrare in possesso anche di pochi fogli della serie non emessa (ripetiamo la tiratura: 50.000 pezzi!) la prima cosa che avrebbero fatto sarebbe stata preparare diverse buste con annulli di favore, altre buste le avrebbero normalmente spedite in patria o fatte recapitare a commercianti di fiducia, altre serie nuove ancora le avrebbero riportate personalmente (ad esempio Chiaravello e Cristofoletti) nei loro viaggi dall'Albania in Italia consegnandone alcune, come documentazione storico-filatelica, ai grandi periti romani dell'epoca quali Diena e Raybaudi. Invece, almeno da quanto abbiamo potuto constatare in più di vent'anni: nel catalogo specializzato Michel la serie NON viene riportata e nelle case d'asta tedesche, che abbiamo potuto controllare, NON appare né allo stato di nuovo né su busta viaggiata o con annullo di favore, circostanza alquanto strana dato il valore di essa. Nelle aste filateliche italiane è presente la serie nuova illinguellata quasi normalmente (spesso si tratta però della stessa serie rimasta invenduta), ma non si vedono MAI buste viaggiate, o con timbri di favore, con i 4 valori. Di seguito vengono riportati il certificato peritale "RAYBAUDI EXPERTS" riguardante una serie nuova perfetta e il retro di uno dei valori importanti con le sigle peritali di Maurizio Raybaudi Massilia (a sinistra in alto) ed Enzo Diena (a destra in alto), due dei massimi esperti delle sovrastampe dei francobolli albanesi.

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Probabilmente alle autorità postali albanesi sono pervenuti in visione pochi esemplari della serie, ma il grosso? Cerchiamo adesso la pista della distruzione di 3 dei 4 valori per “azioni o eventi bellici”, come riportato dai due cataloghi italiani “Sassone” e “Unificato”.

Gli eventi bellici che ci riguardano possono essere: i bombardamenti su Roma dell'estate del 1943. Furono interessate diverse zone della capitale, fra cui soprattutto il quartiere San Lorenzo, ma non risulta che fosse stato colpito il Ministero delle Comunicazioni, dove presumibilmente sarebbe dovuta stare giacente la serie in questione (o almeno, come sembra, il quantitativo quasi completo del valore da 15 qind). Né risulta, da fonti albanesi, che l'eventuale quantitativo dei primi 3 valori in questione fosse giacente presso l'Ufficio postale centrale di Tirana e che questo fosse stato il centro di guerriglia o bombardamento.

E allora? Forse la notizia dello studioso inglese Thomas Cairns che i 3 valori si trovassero su una nave, andata affondata dopo poco tempo dell'entrata in guerra dell'Italia, può avere un fondamento di verità. Per scoprirla abbiamo fatto delle ricerche storiche e ci siamo imbattuti in una sorprendente coincidenza. Il 10 giugno 1940 l'Italia entra in guerra contro la Francia e l'Inghilterra. Il 28 giugno 1940 la motonave “Paganini”, partita il giorno prima da Bari, esplode al largo di Durazzo, il principale porto dell'Albania (a fianco una drammatica foto della nave in fiamme). La nave, oltre a merci varie anche di valore, trasporta 900 soldati. L'esplosione violenta causa 220 morti, secondo le fonti ufficiali, ma secondo altri sarebbero almeno 340, quasi tutti provenienti dalla Toscana. Il fatto sarebbe avvenuto nella stiva n.2 alle 6 del mattino e, secondo il Tribunale di Tirana, a causarlo sarebbe un sabotaggio. I soccorsi, subito prestati dal cacciatorpediniere di scorta “Fabrizi”, coadiuvato da altri mezzi di soccorso partiti da Durazzo che dista circa 4 miglia marine, portano in salvo oltre quattrocento persone.

Lo scrittore Daniele Finzi, nel suo libro Una storia nel cuore -– L'affondamento della motonave «Paganini» (Nuova Toscana Editrice, Firenze 2008), parla del siluramento da parte di un sottomarino britannico; ma il Royal Navy Submarine Museum di Gosport (GBR), elencando tutti gli attacchi, effettuati dal 10 giugno 1940 all'8 settembre 1943, contro le navi italiane nel mediterraneo, non riporta il nome della “Paganini”, per cui resta la possibilità di un sabotaggio o di un incidente.

Può pertanto essere possibile che, in una cassaforte della “Paganini”,oltre ad altri valori e denaro per il personale italiano che lavora in Albania, fossero depositati anche i 3 valori della serie non emessa? Questo potrebbe spiegare sia le notizie di chi riporta la distruzione dei francobolli per “eventi bellici”, sia l'affermazione di Cairns della presenza di essi su una nave affondata. Ma come potrebbero essersi svolti i fatti? I 4 francobolli vengono preparati tra l'aprile e il giugno 1939; 3 di essi (probabilmente la stampa del valore da 15 qind può essere ritardata, considerato che la tariffa può essere combinata con gli altri due valori 5 qind + 10 qind già pronti) vengono imbarcati su una nave (la “Paganini” ?) che svolge regolare servizio di trasporto merci e passeggeri tra l'Italia e l'Albania; a seguito delle dichiarazioni di fratellanza dell'Assemblea Costituente Albanese le gerarchie fasciste decidono di soprassedere alla consegna ed emissione della serie, ma fanno rimanere il quantitativo sulla nave; nel frattempo si provvede a stampare la nuova ordinaria che viene emessa a più riprese tra il 2 agosto 1939 e il gennaio 1940; il 28 giugno 1940 la motonave affonda con il suo carico di uomini e di merci.

Il quantitativo rimasto.

I due cataloghi italiani “Sassone” e “Unificato”, pur riportando per il 5 qind l'indicazione che siano rimasti poco più di 200 esemplari o solo 100 pezzi, concordano che si tratta di un pezzo particolarmenre raro. Entrambi sono anche dell'opinione che i valori da 1 qind e da 10 qind siano andati in gran parte distrutti e, dato il valore economico loro assegnato, potrebbero esserne rimasti circa 500 pezzi. Dell'ultimo valore (15 qind) non danno alcuna informazione, ma, come afferma Cairns, dovrebbe essere quello rimasto in abbondanza, perché non trovavasi sulla nave.

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Ci hanno insegnato che la storia non si fa con i “se” e con i “ma”. Però, sino a quando non sarà possibile avere prove documentali, si può tentare di avvicinarsi alla verità con ricerche e studi. Indubbiamente anche per questa misteriosa serie la possibilità di reperire eventuali documenti presso il “Museo Postale Italiano” , o il fu Ministero delle Comunicazioni, o la Marina mercantile italiana dell'epoca, potrebbe risolvere i tanti dubbi rimasti.

 

Tutte le immagini sono di proprietà degli aventi diritto e sono usate solo a scopo culturale e divulgativo. Il Circolo non possiede francobolli o monete proprie, ma, su richiesta di qualcuno interessato, può fornire indicazioni di commercianti e rivenditori di assoluta fiducia.

Si ringraziano per l'articolo tutti coloro che hanno fornito le indicazioni surriportate e, per il loro prezioso aiuto, i soci Bragalone Vincenzo e Ritarossi Mario.

 

 

Re Zog I d'Albania (a sinistra) in alta uniforme.
Soldati italiani sul suolo albanese nel 1939.
2 francobolli (Michel 287 e 285) con la sovrastampa "Assemblea Costituente".
Altri 2 francobolli (Michel 291 e 294) emessi il 12 aprile 1939.
Uno dei tre valori di Posta Aerea (Michel 296) emessi il 28 aprile 1939.