PAPERINO - Il suo primo COMIC BOOK parla ITALIANO (1938).

PAPERINO - Il suo primo COMIC BOOK al mondo è ITALIANO.

IL PRIMO COMIC BOOK con PAPERINO protagonista assoluto è ITALIANO!

Con il termine statunitense “COMIC BOOK” (letteralmente “libro comico”) s'indica un tipo di albo a fumetti con l'avventura disegnata di un personaggio, considerato dai lettori “l'eroe”.

Non si sa con precisione quando il termine sua stato usato per la prima volta, ma, con molte probabilità, la sua utilizzazione può essere avvenuta con la comparsa negli empori nel 1842 del libro (“book”) “The adventures of Obadiah Oldbruck”, trasposizione in inglese della storia comica (“comic”) di Rodolphe TöpfferLes amours de Monsieur Vieux Bois” pubblicato nel 1837 (vedere gli articoli dedicati all'Autore svizzero).

Nella seconda metà del XIX secolo, dapprima in Inghilterra e poi negli U.S.A., l'uscita dei cosiddetti “Annuals”, volumetti a cadenza annuale con le avventure di vari personaggi comici, storie originali o già apparse su riviste e quotidiani e raccolte insieme, riscuotono un buon successo presso un numero sempre più crescente di lettori.

Occorre però attendere la nascita (1921) della casa editrice statunitense Dell Publishing, specializzata nella diffusione dei “Pulp Magazine” (riviste a basso costo con racconti avventurosi, soprattutto fantascientifici), e della sua divisione editoriale Dell Comics, per veder apparire nel 1933 quello che viene dagli storici considerato come il primo vero “comic book: “FAMOUS FUNNIES a carnival of comics” (vedere copertina a fianco), una rivista di 36 pagine a colori, quasi interamente dedicata ai fumetti, con personaggi umoristici e avventurosi molto noti al pubblico.

È l'inizio della grande diffusione dei “comic books”, dal costo molto economico perchè stampati su carta di bassa qualità. L'albo, di formato verticale, normalmente ha le dimensioni di ca. 17 x 26 cm, contiene una storia a fumetti composta mediamente da 22 pagine a colori, seguita o intervallata da pubblicità e articoli vari.Tutti i grandi eroi sia umoristici che avventurosi, già pubblicati sui quotidiani, appaiono, con le vignette opportunamente riadattate al nuovo formato, sui “comic books”.

 

La moda si espande in tutto il mondo. In Italia sono gli ALBI d'ORO della Walt Disney – Mondadori, il cui primo numero esce il 15 gennaio 1937 con la storia “Topolino eroe dell'aria”, ad avvicinarsi maggiormente ai comic books statunitensi, sia per il numero delle pagine (36 compresa la copertina) sia per le dimensioni (ca. 21 x 26 cm).

Curiosamente sarà il numero 21 del 15 settembre 1938 di questa collana ad ospitare, per la prima volta al mondo, una storia “semi-originale” con protagonista assoluto Paolino PAPERINO. Abbiamo usato il termine semi-originale perché, caso forse unico nella storia del fumetto, l'avventura era già iniziata il 5 maggio 1938 sul settimanale Paperino ed altre avventure” e non ancora terminata all'uscita dell'Albo d'Oro.

 

PAOLINO PAPERINO INVIATO SPECIALE” (1938)

PAOLINO PAPERINO inviato speciale” è la seconda avventura scritta e disegnata da Federico Pedrocchi. Composta da 30 tavole, appare settimanalmente sul “Paperino ed altre avventure” dal n. 19 del 5 maggio al n. 48 del 24 novembre 1938 e, con sorpresa, prima che l'intera storia finisse sul giornale, già ristampata nel mensile albo d'oro n. 21 del 15 settembre 1938. Le uniche differenze sono nelle dimensioni delle pagine (leggermente più grandi nel settimanale (cm 20 x 29) e nei colori. Infatti mentre la storia sul "Paperino ed altre avventure" appare in un'accattivante quadricromia, sull'Albo d'Oro la stampa è bicromatica (inchiostro nero ed arancione) con l'uso dell'arancione retinato molto chiaro per i fondini.

 

Linotipi, direttore del giornale “L'Altro Mondo”, affida a Paperino, famoso per la sua avventura su Marte, una missione speciale: recarsi come inviato speciale nella nazione di Selvania, attualmente in guerra con la confinante Marinzia, e realizzare uno scoop, consistente nel fotografare per la prima volta il misterioso comandante dell'esercito selvanese.

Paperino accetta e, con l'amico Meo Porcello, parte per la sua missione. Durante il viaggio i nostri incontrano “Il Gatto”, inviato speciale del giornale concorrente “Il Mondo Intero”. Questi chiede di poter collaborare, ma di nascosto ruba ai due i passaporti, onde liberarsi dei fastidiosi rivali. Alla frontiera di Selvania infatti Paperino e Meo vengono arrestati e, sospettati di essere spie nemiche, sono condannati alla fucilazione (a fianco un momento comico dell'esecuzione), ma l'intervento provvidenziale del direttore Linotipi salva loro la vita.

Una volta liberi i due si mettono alla ricerca del misterioso comandante, che viene identificato nel generale Miele, sulle cui tracce si trova anche “Il Gatto”, il quale, per arrivare primo, fa cadere Paperino e Meo in un canale. Grazie alla rottura di una chiusa i nostri finiscono proprio nel luogo dove il rivale sta scattando la preziosa foto e che, nel trambusto generale, senza accorgersene, ritrae Paperino inviando la foto non sviluppata al suo giornale che la pubblica.

Il Gatto” non demorde, fa credere ai marinziani che Paperino sia veramente il comandante dell'esercito selvanese e, catturatolo, lo spinge su una barca verso il territorio nemico, dove viene fatto prigioniero e condotto dal comandante Fiele. Il nostro riesce ad essere convincente sulla propria vera identità e, diplomaticamente, si offre come paciere tra i due paesi. Raggiunto dall'amico Meo Porcello, grazie al furto di un aereo (!) della Selvania, Paperino e il comandante Fiele si recano presso il generale selvanese Miele, il quale decide d'inviare una propria foto al direttore Linotipi per la pubblicazione e di siglare la pace con il paese vicino. “Il Gatto” ormai è sconfitto, Paperino e Meo tornano in patria accolti come eroi e ricevono una lauta ricompensa.

Dopo un'avventura fantascientifica Pedrocchi crea per Paperino una storia bellica, proprio in un momento in cui sull'Europa si addensano fosche nubi per la pace. La nuova avventura, lunga ben 30 tavole, ha continui colpi di scena. Si susseguono tradimenti, rischi continui per la vita dei nostri eroi, scambi di persona, ma alla fine prevale il buon senso e la vittoria arride ai buoni. Pedrocchi trova un comprimario per Paperino e la scelta ricade sul simpatico “Peter Pig (Meo Porcello)”, apparso per la prima volta nel mondo disneyano nel cortometraggio animato del 1934The wise little hen (La gallinella saggia)”. L'autore pensa bene di mutare anche il carattere del comprimario, facendolo diventare da pigro e indolente a coraggioso e pieno d'iniziativa, adatto alla storia avventurosa in cui si trova coinvolto. Una strizzatina d'occhio Pedrocchi lancia verso il già famoso Signor Bonaventura di Sto, con, alla fine di ogni storia, la consegna a Paperino di una ricompensa (non siamo al “milione” bonaventuriano, si tratta “solo” di centomila lire, di certo una gran bella cifra per l'epoca).

 

PAPERINO E LA PIETRA FILOSOFALE” (1938)

PAPERINO E LA PIETRA FILOSOFALE” è la terza avventura scritta, e quasi certamente disegnata, da Pedrocchi. Non esce però sul settimanale “Paperino e altre avventure”, ma direttamente sul mensile “Albi d'oro” n. 22 del 15 ottobre 1938. Composta da 28 tavole, formate generalmente da 5 o 6 scene, la graziosa storiella ha chiari intenti pedagogici.

Paperino riceve dal notaio Biribin un telegramma che l'informa della morte del proavo Paolo Paperis e l'invita a recarsi presso il suo studio. Qui apprende che deve andare nella casa del defunto dove ad attenderlo vi è una grossa fortuna. Giunto alla dimora del proavo, gli apre il custode, il quale conduce Paperino in un locale sotterraneo, dove si trova un grande macchinario tutto smontato ed una lettera del defunto che rimprovera l'erede di essere troppo svogliato invitandolo a rimontare la macchina che serve per fabbricare l'oro. Convinto dal custode che gli mostra una pepita preziosa, fabbricata con l'aggeggio, Paperino si mette al lavoro di rimontaggio, e, appena finito, legge l'istruzioni per l'uso: basta caricare la macchina con pietre comuni, dare la corrente ed attendere l'uscita dell'oro. Acquistati i sassi presso un vicino cantiere, il nostro mette in funzione il macchinario, ma non esce niente. Il custode rammenta di aver dimenticato di consegnare a Paperino un altro foglietto con nuove istruzioni, dove è scritto che per il buon funzionamento occorre aggiungere ai sassi la speciale “pietra filosofale”, nascosta nell'orto.

Munito di pala, Paperino fa buche per tutto l'orto, senza accorgersi che si tratta del terreno del vicino e non quello del proavo. Il proprietario infuriato malmena il nostro e lo scaraventa nell'orto di Paolo Paperis, proprio nel punto dove, racchiusa in un sacchetto, si trova la pietra filosofale. Raggiunto dal vicino, che grida di voler essere risarcito dei danni, Paperino gli mostra la pietra “miracolosa”, ma, credendo di essere preso in giro, l'altro gliela prende scaraventandola lontano, proprio dentro un camion pieno di sassi diretto alla discarica. Il nostro corre all'inseguimento del mezzo e, con disperazione, vedendo che il contenuto è stato già versato in una grande fossa, si mette a cercare la preziosa pietra. Gli viene in aiuto l'autista che dice di aver visto cadere un sasso e di averlo messo da parte.

Riavuto il prezioso bene, Paperino torna di corsa a casa del proavo, ma, prima di poter utilizzare la pietra filosofale, è costretto dalla polizia a risistemare per bene l'orto danneggiato del vicino. Finalmente giunge il fatidico momento, il nostro mette nella macchina la preziosa pietra, accende la corrente, ma con orrore vede che tutto il contenuto inanimato della casa di Paolo Paperis, seguito dalla stessa dimora e dallo stesso aggeggio viene aspirato e scompare. Mentre il custode ride, Paperino ovviamente è infuriato. Però il nostro scopre che, sotto i capelli e barba finti del custode, si nasconde proprio il proavo Paolo Paperis, che ha ricorso al trucco dell'eredità e della pietra filosofare, per costringere il nipote a sacrificarsi nella vita ed a lavorare sodo. Come ricompensa per tutti gli sforzi fatti, il proavo gli regala mille lire, raccomandandogli di non dimenticare la lezione.

Rifacendosi alle credenze popolari ed alle ricerche alchemiche medioevali sulla “pietra filosofale” capace di donare a chi l'avesse scoperta l'immortalità, la somma conoscenza e la capacità di trasformare in oro i metalli vili, Pedrocchi costruisce per Paperino una simpatica storia, più domestica rispetto alle avventure spaziali e di guerra precedenti. Anche l'espediente di Paolo Paperis riporta alla mente un analogo trucco, presente nella storia del 1930 di Topolino “Mickey Mouse in Death Valley” (in Italia nota con il titolo “Topolino nella valle infernale” e pubblicata sul n. 6 della collana “Albi d'Oro” - giugno 1937), dove lo zio di Minni inscena una finta morte, lasciandola erede, per smascherare le malefatte del proprio avvocato di fiducia.

Paperino e la pietra filosofale” è una storia edificante, che ha dei momenti comico- surreali e che si legge o rilegge con piacere.

NOTE E CURIOSITÀ.

Per le immagini e i testi tratti dagli "ALBI d'ORO" i  © appartengono alla Walt Disney Production, all'API (Anonima Periodici Italiani - Mondadori) e all'autore F. Pedrocchi. Gli stessi albi sono stati egregiamente ristampati in copia anastatica dalla casa editrice Comic Art negli anni ottanta -  © Editore Comic Art, Roma.

Nella prima pagina degli ALBI d'ORO viene riportata sempre l'indicazione "Disegni di Walt Disney", sebbene, come abbiamo avuto modo di sapere, i veri disegnatori delle storie sono diversi altri artisti, quelli statunitensi alle dipendenze della Walt Disney Production e quelli stranieri dietro esplicita autorizzazione della casa madre.

Per altre notizie sull'Autore Federico Pedrocchi basta vedere i precedenti articoli riguardanti Paperino.

 

 

 

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