PELONGA di ALATRI - La verità dopo 50 anni?

PELONGA di ALATRI - La verità dopo 50 anni?

Del Prof. Gino Maiello tutti debbono riconoscere l'encomiabile determinazione con cui da tempo si batte per veder riconosciuta una “giusta” datazione della sua e nostra cara Alatri, per veder risolti i tanti “misteri” che ancora avvolgono le origini della Città, tra i quali l'importante ricerca di una necropoli. Questo Circolo ha ricevuto un nuovo interessante scritto da parte dell'appassionato studioso, che viene integralmente riportato di seguito, e, parafrasando il suo titolo, l'ha posto in cima alla presente pagina con un punto interrogativo, allo scopo di far venire allo scoperto (cosa ancora non avvenuta, sebbene i nostri inviti) anche qualcun altro che, con argomenti seri e documentabili, possa esporre idee e convincimenti diversi da quelli di Maiello e aprire un confronto utile per tutti gli appassionati e curiosi. 

PELONGA: LA VERITÀ DOPO 50 ANNI.

Una cosa che non sono riuscito mai ad accettare nei nostri convegni sulle mura poligonali è che, in conclusione, se si trattava delle Città della Grecia o dell'Asia Minore le opere di quella tecnica costruttiva erano considerate molto più antiche di Roma, mentre se si trattava di quelle di ALATRI risultava che erano addirittura contemporanee di Roma.

Se consideriamo la tecnica costruttiva che collega i monumenti megalitici, se in questa maniera di costruire riconosciamo un vero e proprio stile, dovremmo anche riconoscere l'opera di un unico popolo emigrante e conquistatore.

Da come Alatri si presenta si capisce che è stata edificata quando ancora non esisteva una lingua scritta; infatti non si è mai trovata un'iscrizione che potesse orientarci a scoprire il periodo in cui la Città è sorta. Se fosse stata costruita dai Romani, come molti “ottusi” seguitano a dire, sarebbe tappezzata di iscrizioni di questo tipo … “Titius fecit” … “Caius refecit”..., ma sia sull'Acropoli, sia sulla cinta di mura esterna non è stato rilevato alcun segno di scrittura.

Esaminando la sua struttura costruttiva, si capisce a vista che ci troviamo in un periodo molto più antico di Roma: dove sono le colonne, i pilastri, i tetti del portico di Betilieno Varo? Vorrei ricordare ciò che è stato polemicamente scritto da C. De Cara :«Quanto sono grandi l'insipienza e l'ignoranza di coloro i quali affermano che le città del Lazio dette pelasgiche, le cui mura megalitiche sono tanto superiori all'Opera Quadrata, sono state fabbricate dai Romani».

Bisogna ricordare anche due reperti importantissimi su cui non è stato detto abbastanza. Su di essi anzi, per tanti anni, è sceso il silenzio ma che, secondo me, possono aprire strade nuove e svincolare (finalmente) la nostra Città dalla storia di Roma. Mi riferisco alle due collane di tipo arcaico-orientale, che altri studiosi hanno riconosciuto per micenee.

 

La prima (vedere immagine a fianco e un particolare riportato vicino al titolo) è quella descritta da G. Pinza nel 1905 e poi donata al Museo Capitolino di Roma dal collezionista A. Castellani. È stata ritrovata in un sepolcro a Piazza Rosa, situata sotto l'Acropoli, e presenta dei dischetti della cosiddetta mezza porcellana egizia di color celeste; inoltre pendaglietti lanceolati e a bulla, muniti di passanti, eseguiti tutti in oro, che constano di una sottile laminetta intagliata a disco o a foglia, decorata a sbalzo col sussidio di diversi punzoni.

 

L'altra collana (vedere immagine in calce) presenta, oltre all'oro, l'uso dell'ambra, probabilmente del Baltico, ed è attualmente conservata nel Museo di Villa Giulia in Roma. Essa è formata da un filo d'oro spiraliforme contenente, tutti in ambra, un pendente centrale a forma di anfora (vedere particolare in calce) e, ai lati, racchiusi da grani cilindrici, sei piccoli ciondoli raffiguranti delle scimmiette.

Vorrei citare poi un altro importante reperto: il bassorilievo rinvenuto dal Prof. Romano Orgiti negli anni ottanta, non riferibile per nulla alla tipologia dei bassorilievi romani, ma molto vicino, come è stato documentato dal Prof. Gianni Boezi, ai rilievi rupestri del mondo orientale-ittita (vedere le due immagini in calce) . L'elmo e la lancia non hanno nulla che ricordi le armature dei soldati romani.

E infine altre coincidenze.

Sono coincidenze, indizi o qualcosa di più, le tavolette di argilla in caratteri cuneiformi, inviate all'incirca nel XVIII secolo a.C. dal già Re di Mari (Mesopotamia) a suo figlio, in cui si parla anche di un piano per la conquista di una città “costruita su di un'altura e ben fortificata” con un nome un po' particolare: a-la-at-re-e , a-la-at-ru-ú (Alatru) ? (vedere trascrizione a fianco). Forse i costruttori di Alatri sono venuti dalle pianure dell'alta Mesopotamia e potrebbero essere arrivati fin qui dal lontano Oriente per ricostruire la città da cui erano fuggiti? È un caso, inoltre, che la simbologia sottesa alla gigantesca costruzione di Alatri ricordi quella degli Hittiti? La nostra Acropoli non è stata costruita sulla base di un raggio di Sole, come le città hittite? No, forse è solo una coincidenza!

Un autorevole professore ha detto “Si ricordi che è dagli indizi che si fa la Storia!”.

Don Giuseppe Capone si chiedeva :« Ma, allora, sono prima di Roma le nostre mura? C'è chi dice che questo non si può affermare perché non abbiamo validi argomenti, né di Storia né di Archeologia ». Ma Erodoto ci dice che, quando gli Etruschi partirono dall'Asia Minore in cerca di una nuova terra, l'Ernico aveva già costruito la sua Acropoli e, quando Romolo sognava la sua Roma, l'Ernico era già qui nelle sue città fortificate.

Caro Don Giuseppe, ma tu da lassù già lo sai, oggi siamo in possesso di una carta vincente, nei confronti della quale nessuno può aprire bocca, specialmente coloro i quali per anni hanno continuato ad asserire che Alatri fosse romana. Don Giuseppe, stavolta l'argomento valido l'abbiamo trovato ed è una prova inconfutabile, importante sia dal punto di vista storico che archeologico: PELONGA!

Quante volte ci siamo arrampicati su quei campi scoscesi, ammirando quelle belle mura poligonali, ma poi la visita finiva con l'entrata nella cisterna, che per anni ci ha fatto credere che il sito fosse romano. Oggi le cose sono cambiate e finalmente siamo giunti alla verità: Pelonga è neolitica, perché quelli che sembrano mucchi di sassi (le “macère”) si sono rivelati “tumuli”. Siamo certi di trovarci di fronte ad una grande necropoli, l'unica che si conosca in Alatri, composta da più di cento tumuli, ma dobbiamo pensare a molti altri che, negli anni, sono stati sbancati per fare posto alle coltivazioni e alle costruzioni.

Oltre ai tumuli, a Pelonga si trovano bellissime mura poligonali, che la legano molto da vicino alla nostra Acropoli; inoltre allineamenti megalitici, fondi di capanne, ma anche alcune originali capanne absidate, centinaia di manufatti in calcare, che confermano che il sito è neolitico."

Prof. Gino Maiello

 

Annnotazioni

ERODOTO (in greco antico Ἡρόδοτος – Hēródotos )

nasce nella città greca dell'Asia Minore di Alicarnasso nel 484 a.C. e muore intorno al 428 a.C. nella città di Thurii (nelle vicinanze dell'odierna Sibari in Calabria).

Viene considerato come il “padre della storiografia”, intesa come racconto delle gesta degli eroi, descrizione ed interpretazione degli avvenimenti della vita dei popoli e delle società del passato e del presente e dei loro complessi e difficili rapporti.

L'opera principale di Erodoto “Storie” (in greco antico Ἱστορίαι, Historíai ), scritta tra il 440 e il 429 a.C., narra dell'ascesa dell'Impero Persiano, delle Città-stato greche e delle guerre greco-persiane.

 

Mons. Giuseppe CAPONE (1922-2009) nasce a Collepardo (FR) e trascorre la sua esistenza nella vicina Alatri , dove viene ordinato sacerdote nel 1945.

Nominato dapprima economo e vice-rettore del Seminario Vescovile di Alatri, ne diviene Rettore nel 1958.

Letterato, storico-archeologo, psicologo e musicista, don (come amano chiamarlo tutti quelli che lo conoscono) Giuseppe Capone compone numerose opere musicali, tra cui la celebre “Maria di Nazareth” e scrive diversi libri storico-archeologici. Di questi citiamo:

La progenie hetea – Annotazioni mitico-storiche su Alatri Antica” - Tipografia Tofani,

Alatri 1982;

Monumenti megalitici in terra ernica” - Edizioni Pasquarelli, Castelliri 1993;

Alatri – Breve excursus su Mito e Storia di una città” - Ornello Tofani e Arti grafiche Tofani, Alatri 2006.

(Nell'immagine a fianco una foto del 2009 con Mons. Capone seduto nel suo amato studio)

 

Il testo dell'articolo e le foto sono © dell'Autore e di altri, che li hanno gentilmente concessi a questo Circolo per fini culturali e divulgativi.

La seconda collana in oro ed ambra con in basso...
... un ciondolo raffigurante un'anfora (qui il particolare).
Il bassorilievo (purtroppo incompleto) rinvenuto dal prof. Romano Orgiti.Sulla sinistra si notano un elmo e una lancia con punta ricurva.
Bassorilievo ittita con fila di guerrieri. Notare le lance con punta ricurva.