PELONGA MEGALITICA? SOLO NECROPOLI!

PELONGA MEGALITICA?  SOLO NECROPOLI!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PELONGA MEGALITICA? SOLO NECROPOLI!

Articolo del Prof. Gino Maiello

 

"Oggi i nostri passi solcano, in lungo e largo, Monte Lungo alla ricerca di tracce di strutture abitative. La prima cosa che ci colpisce sono centinaia di cordoli semicircolari, composti da pietre di diverso spessore (vedere immagine a fianco). Verrebbe da pensare subito che si tratti di fondi di capanna di un villaggio dall'aspetto nuragico, ma poi, messa da parte la fantasia, e cercando di essere più concreti, si nota che non si tratta affatto di probabili capanne circolari ma di cordoni di imbrigliamento del terreno, eretti a metà attorno alla pianta per trattenere il terreno franoso e per regolare il deflusso dell'acqua piovana.

A nostro favore l'arrivo di un giovane del posto, in cerca di asparagi, il quale conferma che quei manufatti risalgono al rimboschimento del 1960, attivato dall'Amministrazione Provinciale di Frosinone. È svanita, così, la possibilità di un immaginario insediamento umano sul crinale di Monte Lungo, che era da smontare subito considerando che lassù non c'è acqua.

Scendiamo più in basso e ci fermiamo a fare la stessa ricerca a Pelonga, dove ci colpisce subito la presenza di un riparo per pastori (in calce l'immagine dell'interno). La struttura presenta una base litica di forma rettangolare (m 3,60 x m 2,70 come l'altezza) su cui, qualche anno fa, poggiava un tetto a due spioventi, coperto di lastre di lamiera, ma interamente formato da elementi solo vegetali (travi, rami, pali) incastrati tra le pietre superficiali del muro perimetrale. Oggi il tetto è stato completamente rifatto con una struttura più resistente e moderna, ma è ugualmente ricoperto di lamiera. Forse una volta il riparo era la capanna di pastori che governavano un ovile, ma oggi qui le greggi sono solo di passaggio. Accanto notiamo la presenza di recinti litici angusti, che forse un tempo racchiudevano animali.

Subito dopo, sulla stessa linea, troviamo un altro riparo che non può nascondere la sua origine; infatti si tratta di un tumulo a barca rovesciata che è stato trasformato, nella parte della camera mortuaria, rendendo possibile di muoversi in piedi al suo interno e ripararsi dalle intemperie (vedere l'immagine completa vicino al titolo ed un particolare in calce). Si compone di due parti: la prima, a sinistra, misura m 4,00, la seconda, a destra, (oggi riparo), m 4,40. La struttura, quindi, in totale misura m 8,40 e troneggia in mezzo al prato.

E pensare che quando abbiamo scoperto la necropoli il nostro sospetto si è rivolto subito all'origine delle comunità pastorali in Italia, ma dopo aver riletto "La Civiltà Appenninica" di Salvatore M. Puglisi ci siamo allontanati da questa ipotesi, non trovando validi abbinamenti con la nostra realtà.

Solo a sud di Pelonga ci sorprende la presenza di una capanna maestosa. Come abbiamo detto nel primo articolo, è una cosa straordinaria che oggi possiamo ammirare un'abitazione di struttura neolitica. La base è ancora nella sua forma originale (m 3,40 x 5,00) rettangolare con l'abside (m 1,80), sorretta da un muro rialzato, che una volta fungeva da magazzino (vedere immagine in calce). Il tetto (sicuramente rifatto più volte negli anni) a due spioventi, alto m 4,20, costruito con elementi solo vegetali è sorretto da due pali infissi nel pavimento (uno accanto all'entrata e l'altro in fondo al centro del muro absidale). Anche questo, purtroppo, oggi è ricoperto di pannelli di lamiera che offuscano, da lontano, la bellezza della capanna.

A questo punto occorre fare una precisazione: in Italia, relativamente alle strutture neolitiche destinate ad abitazione, abbiamo, in generale, degli allineamenti di buche di palo e/o di canalette, scavate nel terreno per la costruzione di elementi lignei, che hanno la funzione di sostegno delle pareti e della copertura della capanna o, in alternativa, tratti di mura bassi (50 cm) realizzati con pietre a secco, che sostengono il tetto. È questo il caso di Pelonga. Sia gli uni che gli altri rappresentano i cosiddetti "fondi di capanna".

In Italia meridionale ne abbiamo degli esempi in Basilicata e nella Puglia, mentre per quanto riguarda l'Italia centrale, abbiamo strutture abitative a Cotignano, nell'area centro-adriatica, a Casale del Dolce, sul versante tirrenico e nel villaggio La Marmotta, sul lago di Bracciano. Oggi possiamo aggiungere, di diritto, il sito neolitico Pelonga-ALATRI. Le tracce trovate, però, non sono sufficienti a farci affermare che Monte Capraro, almeno nel periodo megalico, fosse stato abitato, per cui si conferma la convinzione che, allora, fosse solo Necropoli."

 

ANNOTAZIONI

 

Salvatore Maria PUGLISI

(Catania 1912 – R oma 1985)

Laureato in Archeologia, entra nell'Amministrazione dell'Antichità e Belle Arti, svolgendo nel contempo ricerche archeologiche in Italia, nel vicino Oriente e nell'Africa del Nord. Le sue raffinate tecniche di scavo archeologico sono tuttora universalmente riconosciute e praticate. A partire dagli anni sessanta insegna all'Università di Roma "Paletnologia" (studio delle civiltà e culture umane anteriori alla comparsa della scrittura) e fonda nel 1967 la rivista "Origini. Preistoria e Protostoria delle Civiltà Antiche". Tra i tanti scritti appare fondamentale l'opera "La Civiltà Appenninica. Origine e sviluppo delle comunità pastorali in Italia" (1959 – Sansoni Editore, Firenze).

 

 

 

Interno della capanna, riparo per pastori.
Tumolo trasformato in parte come riparo da intemperie.
Abside della grande capanna.