TEX E I SUOI FRATELLI: NATO CON TEX!

TEX E I SUOI FRATELLI: NATO CON TEX!

TEX E I SUOI FRATELLI: NATO CON TEX!

 

Lo confesso: io sono un nostalgico! Probabilmente capita a molti collezionisti della mia età, settantenni, non più giovani esternamente ma ancora ragazzi internamente.

La memoria corre a tanti anni fa, quando, ancora bambini, si correva all'edicola, come suggerito in quarta di copertina, per acquistare il nuovo numero di TEX e “divorarlo” in pochi minuti, rileggerlo più volte e scambiarlo con i compagni. In seguito, da ragazzi, avvicinarsi, grazie alla complicità di nonni e parenti, ai francobolli e monetine con la sistemazione provvisoria sui quadernoni o in scatole di scarpe. E ancora (divenuti giovani e avendo la fortuna di iniziare a lavorare): acquisire la mentalità del collezionista; ricercare qualche pezzo più impegnativo economicamente; andare ai mercatini e alle mostre; fare lunghe file davanti agli sportelli, parlando con i vicini delle comuni passioni.

Alcune abitudini, per fortuna, si attenuano però non cambiano. Ancora oggi, quando è possibile, si torna all'ufficio postale, si viaggia per visitare qualche fiera del fumetto, con l'infantile curiosità per le novità appena uscite e attratti dalle variopinte copertine degli eroi preferiti.

Il tempo trascorre inesorabilmente e ce ne accorgiamo da tante cose: i figli che crescono, gli amici che invecchiano, gli amori che passano, TEX che compie 70 anni, ma (beato lui!) rimanendo eternamente un formidabile quarantenne, con eccezionale prontezza di riflessi e senza bisogno di occhiali per leggere.

Settant'anni di avventure, di sogni e svaghi per alcune generazioni di lettori, in compagnia di personaggi (beati loro!) che non cambiano mai, dai quali sappiamo sempre cosa attenderci e che difficilmente ci deluderanno.

 

Sono un nostalgico. Come non rammentare gioiosamente gl' incontri, facendo anche interminabili file, con alcuni disegnatori di “Aquila della notte”; scambiare con loro poche parole tra un autografo e l'altro; chiedere una dedica o uno schizzo e, ottenutili, andare via felici, stringendo i nostri cimeli.

Fra i tanti incontri, personalmente ricordo nitidamente quello avvenuto a L'Aquila nel 2003 con il disegnatore Fabio Civitelli e che ha dato spunto al titolo di questo articolo. Dopo aver visitato la spettacolare mostra di tavole originali del Maestro presso la sede centrale della Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila (fautrice dell'evento), la sera di domenica 24 agosto, Civitelli, dinanzi a un folto pubblico di appassionati, tiene una “lectio magistralis” sulla Nona Arte e sul mestiere di disegnatore di fumetti, riscuotendo un sincero e meritato successo.

Molto disponibile e gentile, dopo l'intervento, Civitelli si trattiene per autografare alcuni fumetti da lui disegnati, lo speciale cartoncino-ricordo dell'evento con raffigurato Tex che fa abbeverare il proprio cavallo nella “fontana delle 99 cannelle”, uno dei celebri monumenti storici dell'Aquila (vedere immagine a fianco e un particolare vicino al titolo).

Quando tocca il mio turno, scambio qualche parola con il disegnatore mostrando il mio apprezzamento per il suo stile e dichiarandomi collezionista di Tex da vecchia data. Alla sua domanda di quando fossi nato e avuta la risposta (1948), Civitelli ha subito un'intuizione, si fa porgere una locandina della mostra e scrive la dedica “A Vincenzo, nato con Tex!”. Resto profondamente inorgoglito tanto da far incorniciare, poco dopo, il “cimelio” (vedere in basso il particolare della dedica e l'autografo dell'Autore) ed aprire gli occhi su un nuovo tipo di collezionismo, che sta prendendo sempre più piede anche in Italia, quello delle “tavole originali dei fumetti”.

Sarà sicuramente una coincidenza, ma, dopo quel fortunato incontro, il fantastico mondo di Tex sembra destarsi, i prezzi delle pubblicazioni dal 1948 al 1964 s'impennano, spinti anche dalla solita speculazione, sino ad arrivare alle improbabili valutazioni degli anni 2008/2011. Nella preparazione della 1ª mostra del fumetto, dedicata ai 60° anni di Tex (2008 – vedere apposito articolo nella sezione “Eventi”), cerco di conoscere meglio il collezionismo che ruota intorno al Nostro, scoprendo molte cose nuove interessanti ed alcune, riguardanti la catalogazione della qualità dei fumetti, che mi appare alquanto strana, essendo anche filatelista ed abituato a quella usata per i francobolli.

Indubbiamente deve essere stato un buontempone chi ha inventato, per i fumetti, le categorie “magazzino” ed “edicola”, ma ha superato sé stesso definendo “ottimo” un fumetto che può presentare: piccole pieghe e piccole scritte sulla copertina; piccole sbucciature sulla costola; pagine con piccole pieghe di lettura, con bordi ingialliti, bruniti, rifilati e/o con strappetti; nel complesso bello compatto anche se con vari difetti quali piccole scritte, macchie e tracce d'umidità (!?).

La cosa mi fa tornare in mente la circostanza di quando tempo fa mi recai presso un salone di “automobili usate in ottimo stato”. Ne provai con il rivenditore una apparentemente molto bella, sentii durante pochi metri dei piccoli rumori provenire da una ruota, ne chiesi il motivo e mi venne risposto: “è un difetto congenito, ma non preoccuparti perché la ruota non si staccherà !”; nel girare poco dopo a destra mi accorsi che la freccia non funzionava, il rivenditore prevenne la mia domanda assicurandomi: “la sistemeremo, ma tanto la freccia destra è poco importante, essenziale è che funzioni sempre la sinistra!”.

 

Sono un nostalgico! Anche per me “Le parole sono importanti”, come affermava Nanni Moretti nel suo film “Palombella rossa”. Scomodando qualche dizionario della lingua italiana per ottimo s'intende “il più buono, il migliore” e deriva dal latino “optimus” che si collega al sostantivo “ops - opis (ricchezza, risorsa)”. Pertanto mi riesce difficile (ed ho notato che anche vari collezionisti di fumetti la pensano come me) associare il termine “ottimo” ad un oggetto che abbia tutti quei piccoli grandi difetti sopra accennati.

Forse è il caso di rivedere e riformulare una diversa classificazione della qualità di un fumetto, cosa che mi propongo di fare prossimamente, senza avere nessuna pretesa d'infallibilità o d' “ipse dixit, ma con lo scopo di sensibilizzare altri amanti, appassionati e studiosi dei fumetti ad intervenire sul tema con aiuti e suggerimenti.

Ritengo strambi anche i due termini “edicola” e “magazzino” per intendere dei fumetti di qualità superiore all'ottimo.

Mi sorprendo a ridere quando (circostanza sicuramente capitata a tantissimi lettori e collezionisti di fumetti) ricordo le innumerevoli volte in cui mi sono recato alle “edicole” di varie città italiane ed ho trovato fumetti esposti nelle vetrine a pieno sole o su bancarelle coperte, in caso di pioggia, da un telo di plastica trasparente; o ancora appesi in alto lungo delle cordicelle e retti da mollette per panni (!); o appena arrivati e scaricati da un corriere in imballaggi fatti con spago stretto ai quattro lati. Sia chiaro che non ho nulla contro l'edicola, anzi mi sta sempre nel cuore e rivedo con immenso piacere la simpatica edicola dentro la lente d'ingrandimento, disegnata in 4ª di copertina nel 1964 sulla serie gigante di TEX (come da immagine a lato), che sembra maliziosamente strizzare l'occhio ai tipi come me, collezionista nel contempo di fumetti e francobolli.

Nondimeno mi riesce difficile intendere “magazzino” come la perfezione quasi assoluta di un fumetto. Forse perché la parola (dall'arabo makãhzin = deposito) fa venire subito in mente un capannone o grande stanza con depositate varie merci da conservare, smistare e consegnare. Generalmente il deposito ha grandi serrande sempre aperte (sia in estate che in inverno), macchinari elevatori in continuo movimento e addetti molto indaffarati nei loro compiti. È pertanto naturale che qualche pacco contenente fumetti possa essere interessato dalla pioggia, o da urti o da cadute e che pertanto alcuni di essi non possono essere perfetti.

E se ai due termini “edicola” e “magazzino” trovassimo delle parole più corrispondenti alla realtà e al vocabolario? E se li sostituissimo, rivedendo anche tutte le caratteristiche materiali dell'oggetto “fumetto”, con “SPLENDIDO” e “FIOR DI STAMPA”, due termini che ben si addicono anche ad altri due tipi di collezionismo: “francobolli” e “banconote”?

Ci proverò, spero sostenuto da altri collezionisti e cultori della Nona Arte, certamente difeso dagli altri Soci di questo Circolo, ottimi e splendidi amici. Ho detto e ribadisco “ottimi e splendidi”, non mi sognerei mai di appellarli: da “edicola” e da “magazzino”!.

 

Vincenzo Marocco

Presidente del Circolo Culturale Filatelico.Numismatico Alatrense

 

 

TEX è uno dei più importanti personaggi del fumetto italiano.

È stato creato nel 1948 dallo scrittore e sceneggiatore Gianluigi Bonelli e realizzato graficamente dal disegnatore Aurelio Galleppini (in arte Galep). Tutte le immagini dell'eroe sono © della Sergio Bonelli Editore e dei vari disegnatori. Tratte da libri e tavole originali in possesso di soci e collezionisti, vengono riportate solo a scopo culturale e divulgativo.

 

Nell'articolo si parla di

Fabio CIVITELLI (a fianco un autoritratto)

Nato nel 1955 a Lucignano (AR), è dal 1984 uno dei disegnatori di punta di Tex. Inizia la sua attività nel 1974 lavorando per diverse case editrici (Edifumetto, Editoriale Dardo, Ediperiodici) per mettersi in evidenza nel 1977 con storie pubblicate dalla Casa editrice Universo sui periodici a fumetti “Intrepido”, “Il Monello” e “Bliz” e approdando infine nella “famiglia” Sergio Bonelli nel 1979 con la realizzazione di alcune storie di “Mister No”.

Incaricato nel 1984 di disegnare Tex, la sua prima storia, intitolata “I due killers” (testi di Claudio Nizzi) appaiono nel 1985 sui mensili TEX (numeri 293/295). Da quel momento si dedica quasi esclusivamente al Nostro con sempre maggior successo tra i collezionisti e la critica, tanto da essere incaricato di realizzare graficamente l'Albo speciale di Tex (popolarmente chiamato “Texone” per le sue dimensioni) n. 27 “La cavalcata del morto” (testi di Mauro Boselli), che esce nel 2012, contribuendo a fargli vincere nella fiera internazionale del fumetto di Lucca dello stesso anno il premio “Gran Guinigi” come migliore disegnatore.

Influenzato da grandi disegnatori statunitensi (tra i quali Alex Raymond e John Buscema), lo stile di Civitelli, caratterizzato da un tratto molto pulito con cura per i particolari e l'espressività dei personaggi, si evolve, grazie alla passione dell'Artista per la fotografia, con lo studio dei chiaroscuri di luci e ombre e la loro applicazione, nel mondo del fumetto, grazie alla tecnica dei “puntini”, che permette di ottenere una particolare illuminazione ambientale, tipo “effetto notte”, di cui riportiamo in calce due esempi.

Da qualche anno, con successo, Civitelli ha unito alla sua attività di disegnatore ed illustratore anche quella di pittore.

 

Tutte le opere di Civitelli, riguardanti “Mister No” e “TEX”, sono reperibili sul sito della Casa Editrice www.sergiobonelli.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La dedica del Maestro Civitelli ad un nato nel 1948.
La firma autografa del disegnatore.
TEX, ferito, affronta il deserto dell'Arizona (Tex n. 536 - giugno 2005).
TEX - Albo speciale n. 27 "La cavalcata del morto".  Particolare dell'ultima vignetta di pagina 179, tratta dalla tavola originale del maestro Civitelli.