ZEROCALCARE - ore DODICI, "REBIBBIA caput mundi".

ZEROCALCARE - ore DODICI, "REBIBBIA caput mundi".

 

La psiche umana spesso è insondabile e in diversi individui albergano atroci contraddizioni, per fortuna quasi sempre risolte con l'intelletto. Capita così a volte di desiderare inconsciamente di voler eliminare o distruggere quanto si ha di più caro (amici, familiari, ambienti) e che invece amiamo profondamente e per i quali saremmo pronti a sacrificare anche noi stessi.

Zerocalcare, lo ha sempre detto e ribadito in varie interviste, ama Rebibbia, il suo quartiere e i suoi abitanti. Quindi nel fare un fumetto lì ambientato, ci saremmo aspettati un affettuoso mistico tributo, come quello, tanto per fare un illustre esempio, di Moebius nel suo “Venezia celeste” (1995). Niente di tutto ciò, non abbiamo una “Rebibbia celeste”, con tanto di entità astrali e possibilità del quartiere di librarsi immaginificamente in un cielo di sogno. Viceversa nel nuovo lavoro di Zerocalcare “Dodici” (a fianco la copertina del fumetto e accanto al titolo un particolare di essa) si resta ben ancorati al suolo e si rischia di fare una brutta fine, considerato che un'improvvisa epidemia ha trasformato la maggior parte degli abitanti di Rebibbia in zombi ed i pochi rimasti rischiano di fare la stessa fine divorati dai famelici vicini di casa.

Gli abitanti del quartiere sono avvisati e crediamo sia legittimo che si tocchino le parti intime per fare tutti gli scongiuri possibili, ma il potere della fantasia e dei suoi interpreti va rispettato anche perché “La vita non è un fumetto, baby!”, anzi spesso l'esistenza presenta momenti tali che nessun racconto disegnato può ben rappresentare.

DODICIdi Michele Rech (Zerocalcare) 2013

© 2013 BAO Publishing, Milano

LA TRAMA

Ore 9.00, appartamento di Zerocalcare. Mentre il nostro sfida ai videogiochi l'inseparabile amico Secco, la bionda Katja, praticante dello Zen, è preoccupata per la mancanza di viveri, e l'erotomane Cinghiale si affligge per il prolungato periodo di forzata astinenza sessuale, qualcuno suona ripetutamente il campanello. La paura li assale (vedi l'espressiva immagine a fianco), ma Zero riconosce il Paturnia, un tipo malavitoso e poco raccomandabile, il quale li avverte che in tutto il quartiere di Rebibbia, invaso dagli zombi, sono rimasti solo 36 superstiti e che lui, dopo aver dovuto uccidere il conducente del 341, gli ha preso la chiave dell'autobus con il quale intende portare in salvo i pochi rimasti vivi. Assicura di tornare più tardi per informarli sull'ora precisa di partenza.

Secco, munito di un piede di porco, Katja, armata con uno spadone tagliateste, e Cinghiale, fornito di una mazza da baseball, vanno per il quartiere in cerca di cibo. Dissertano su come dovrà ricominciare il mondo; Secco teorizza un futuro basato su giochi e divertimenti con l'insegnamento ai bambini tramite i DVD di “Ken il guerriero”; Katja è convinta che tutto poggerà sul “Karma”, a cui nessuno può sfuggire. Lungo il percorso i tre incontrano, fermi davanti alla casa, la ragazza Veruska con il padre Ermete, il quale, armato di fucile, li allontana, deciso a non abbandonare la propria abitazione e a difenderla con ogni mezzo.

Nel frattempo Paturnia è tornato a casa di Zero, avvisandolo che la partenza è fissata per le 12.30 dal Piazzale del Mammut e che tutti devono essere puntuali. Il nostro sta per chiamare gli amici con il walkie-talkie, ma l'Armadillo gli consiglia di prendere prima i preziosi plumcake, nascosti sul tetto di un pensile della cucina e d'inguattarli onde non doverli dividere con gli altri. Zero gli dà ascolto, compone una scala con un paio di sedie, sta per raggiungere le merendine quando cade rovinosamente a terra, colpendo con la testa lo spigolo del tavolo e giacendo in una pozza di sangue (a fianco un drammatico particolare del disegno a tutta pagina.

Quando gli altri tornano a casa e trovano l'amico esanime e insanguinato hanno reazioni diverse: Katja crede che sia vittima degli zombi e vorrebbe decapitarlo con il suo spadone, ma, mentre Cinghiale la blocca, Secco constata che l'amico è solo ferito e ritiene che sia stato il losco Paturnia a colpirlo. Adagiatolo sul divano, i tre corrono al Piazzale del Mammut, ma l'autobus è già partito senza aspettarli. Per fuggire adesso da Rebibbia non rimane che rubare la macchina di Ermete. Cinghiale con coraggio assicura che sarà un suo compito, invitando gli altri due a tornare ad assistere il malcapitato Zero.

(Chi desidera leggere il libro può saltare il seguito della trama onde non perdere il finale

Trascorrono più di due ore e non vedendolo tornare, Secco e Katja decidono di andare loro a prendere l'automezzo onde poter lasciare il quartiere prima del tramonto. Durante il tragitto s'imbattono in alcuni morti viventi e riescono ad eliminarli grazie alle loro armi (nell'immagine i due valorosi combattenti). Arrivano alla casa di Ermete e con orrore scoprono che all'interno vi sono gli zombi. L'unica speranza è che il garage a fianco sia sgombro di mostri e che nella macchina vi siano le chiavi e la benzina. Confidando che il Karma sia dalla sua parte, Katja sale sulle spalle di Secco, raggiunge una finestra posta sulla tettoia del garage, vi penetra per uscire poco dopo con un furgoncino. Mentre si allontanano felici, vengono assaliti da Ermete, trasformato in zombi e nascosto nel retro del veicolo. Con fortuna e destrezza i due riescono a decapitarlo. Tornati a casa, Secco e Katja prelevano Zero, lo caricano sul furgoncino e si dirigono verso la città di Tivoli. Secco, in vena di confidenze, svela alla compagna che il suo portafortuna è il soldino di cioccolato: lo ha aiutato sin da bambino facendogli finire il videogioco “DOOM”; lo ha accompagnato sempre in seguito con successo durante tutte le difficoltose prove della vita; lo hanno messo fuori produzione, ma lui, previdente, ne ha fatto una grande scorta e continua a mangiarli quando occorre, anche se scaduti da 12 anni. Katja, sebbene più volte sollecitata, invece non rivela il motivo per cui si è recata a Rebibbia, ma tra la roba di Cinghiale trova molti tranquillanti, necessari per calmare la libido, ed il telefonino con il quale l'erotomane partecipa ad un forum per incontri galanti con lo pseudonimo di “Rocco 83”, in omaggio al porno attore Rocco Siffredi. Un flashback svela che tra i partecipanti al forum vi è stata anche Katja, la quale, ammaliata dagli scritti affascinanti del misterioso Rocco 83, si è recata a Rebibbia per poterlo conoscere, rimanendo intrappolata nella tragica situazione del quartiere. Durane il viaggio verso Tivoli, potenza del Karma (secondo Katja), i tre amici incontrano l'autobus, guidato da Paturnia, bloccato per un guasto al motore e circondato da un gruppo di zombi affamati. Non si fermano ed incuranti proseguono verso la salvezza.

Ma che fine ha fatto il povero Cinghiale? Nessuna paura! Lo ritroviamo la mattina dopo a letto con Veruska, la figlia di Ermete; finalmente ha dato sfogo a tutta la sua libido, ma non ricorda perché si trovi lì, pensa che forse doveva comprare i croccantini per il gatto.

 

Michele Rech (in arte Zerocalcare) crea un horror comico godibilissimo. Facendo tesoro di tutte le sue esperienze culturali, comuni a buona parte di un'intera generazione, non nasconde la sua predilezione per le serie TV statunitensi di successo. Nel suo libro “Dodici” si serve visivamente del logo dei telefilm d'azione “24” per la scansione temporale della narrazione e, per la tematica zombi, non nasconde l'ammirazione per il grande regista di film horror George A. Romero e per la serie TV di successo (ancora oggi in programmazione) “The Walking Dead”. Non mancano riferimenti a personaggi di cartoni animati giapponesi, quale “Ken il guerriero”, o a videogiochi famosi degli anni novanta, come “DOOM” e “Final Fantasy 7”.

Tutte le vicende, che si dipanano tra le ore 9.00 e le 17.00 vengono raccontate con feedback acronologici e in pagine colorate dalla brava Sara Barilotta, in stretta collaborazione con l'Autore. Invece il presente, incentrato nella disperata ricerca di un automezzo da parte di Secco e Katja, con cui poter soccorrere l'amico Zero e fuggire da Rebibbia, viene descritto con un appropriato insieme di bianchi, neri e sfumature di grigio, con la sola aggiunta di un rosso vivo per evidenziare la lingua ed il sangue (quasi certamente un tributo alla tecnica del grande fumettista statunitense Frank Miller.         

Nelle due immagini seguenti il disegno originale di Zerocalcare (riguardante l'autobus fermo per un guasto e circondato dagli zombi) nella sua stesura essenziale (a sinistra) e (a destra) nel suo completamento per la stampa (con l'aggiunta al computer dei neri pieni e dei toni di grigio).

 

 

 

 

 

 

 

Cinque tavole, inframezzate nel racconto, si distinguono per due colori pallidi (un bruno chiaro e un tenue rosa), e, nel raccontare i sogni di Zero in coma, compongono la parte più seria e sentimentale del libro. Esse svelano i profondi sentimenti d'amore dell'Autore verso Rebibbia. Gli piacciano tutte le particolarità del quartiere: il ritmo lento e di attesa che vi regna, probabilmente dovuto al grande carcere ivi dislocato, alla vita dei carcerati, ai loro familiari in silenziosa fila per le visite; il grande senso di appartenenza degli abitanti, con alcuni che esprimono il loro amore con la scritta “Rebibbia regna”; il desiderio di non allontanarsi dal quartiere, sebbene non vi succeda mai niente, per paura che, durante l'assenza, possano accadere delle cose; il desiderio, in caso di morte, di poter morire proprio a Rebibbia.

Un cupo bicromatismo nero e blu interessa un episodio, composto da tre pagine anch'esse inframezzate nella vicenda principale. Il racconto, apparentemente marginale ma palesemente allegorico, parla di un certo Angelo Carminati di Tivoli (detto “er Carma”), malvivente e falso esattore delle imposte, il quale, scoperto dalla polizia, si suicida gettandosi dalla finestra e finendo sul tettuccio del furgongino dei fuggitivi da Rebibbia.

Il carattere dei vari personaggi, la loro cultura, i loro sogni, le loro debolezze, sono descritti da Zerocalcare con il suo abituale umorismo. Il pragmatismo erotico di Cinghiale deriva da un senso di colpa adolescenziale; la fede di Secco in “Ken il guerriero” e nel “soldino di cioccolato” proviene dalle sue esperienze passate e dal desiderio di poter avere una posizione di comando in un mondo futuro, basato su giochi, scommesse e divertimenti; la cultura New Age di Katja e le sue credenze nello Zen e nel Karma rendono la ragazza sicura e decisionista.

 

Dodici” ha avuto un'accoglienza contrastata da parte dei lettori. Alcuni si sono trovati spiazzati dal tipo di racconto, dagli sbalzi temporali, dal finale tronco. Per altri invece sono proprio questi alcuni dei pregi del libro. Personalmente ritengo che l'esperimento di Zerocalcare di sparigliare le carte sia ben studiato e per comprenderlo a fondo forse è necessario leggere un paio di volte il fumetto, la prima così come si presenta e una seconda ponendo gli avvenimenti in stretto ordine cronologico. Alla fine avremo una storia ben congegnata, piena di ritmo, di verve, di trovate autoriali e di riflessioni.

E poco importa se qualcosa resterà insoluto o umoristicamente contraddittorio. La volontà di Zero (espressa mentre si trova in coma) di voler morire a Rebibbia è vanificata già nella pagina successiva. Mentre Katja e Secco lo trasportano nel furgoncino, l'amico dichiara “Tieni duro Ze', una cosa è sicura...non ti lasceremo a crepare qua a Rebibbia”, e fuggono verso la salvezza o l'ignoto.

Né ci si arrovellerà a capire perché Katja, giunta nel quartiere per avere un incontro galante, ci sia arrivata munita di uno spadone tagliateste. In fin dei conti “Questo è solo un fumetto, baby!”, ma indubbiamente un bel fumetto.

Tutte le immagini e alcune frasi tratte dal fumetto e riportate virgolettate sono © Michele Rech (Zerocalcare) e Bao Publishing. Vengono utilizzate da questo sito solo a fini culturali e divulgativi.

Tutte le immagini sottostanti sono particolari tratti da "DODICI” © Michele Rech (Zerocalcare) e Bao Publishing,

Il volume è disponibile e p essere richiesto direttamente alla Casa editrice.

Anteprima drammatica (notare le XX al posto degli occhi socchiusi).
Tutto si svolge nel quartiere romano di REBIBBIA,
SECCO, protagonista assoluto (insieme al "soldino portafortuna").
La dotta KATJA cita Dante, ma Secco pensa che siano parole di una canzone di Tiziano Ferro.
Vincitori e felici verso la salvezza,