SIGNA SANCTI PATRIS BENEDICTI – Dopo circa 1500 anni San Benedetto torna ad Alatri

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SIGNA SANCTI PATRIS BENEDICTI – Dopo circa 1500 anni San Benedetto torna ad Alatri

 

 

 

Parlare di un grande personaggio antico non è mai semplice, inoltre se si tratta di qualcuno vissuto all'alba del Medioevo è doveroso, per capire la sua importante opera, ripercorrere le tappe storiche, economiche e sociali che ci conducano nel determinato periodo in cui egli ha operato.

GLI ANTEFATTI STORICI

Nel 313 d.C. l'imperatore romano Costantino I (272-337) con l'editto di tolleranza di Milano permette al Cristianesimo di professare liberamente e apertamente il proprio credo. La Chiesa, già organizzatasi in clandestinità, può mostrare tutta la propria vitalità e la capacità di fusione con l'Impero, a tal punto che nel 380 l'imperatore Teodosio I (347-395) proclama come unica fede, ammessa per tutti, quella cristiana.

Ma Teodosio decide che alla sua morte l'Impero venga diviso tra i due figli: l'Impero romano d'Occidente ad Onorio e l'Impero romano d'Oriente ad Arcadio.

L'Occidente assiste alle numerose invasioni barbariche delle tribù germaniche: Visigoti, Ostrogoti, Vandali, Franchi, Unni e altri ancora tra il 401 e il 476 occupano tutti i territori e l'unno Odoacre pone fine all'Impero romano d'Occidente insediandosi in Italia. La città di Roma subisce un grave saccheggio nel 410 da parte dei Visigoti, ne evita un altro nel 452, grazie alla diplomazia (e al denaro) del suo vescovo Papa Leone I, ma capitola nuovamente nel 455 di fronte ai Vandali, aiutata e difesa dal solo Pontefice, il cui prestigio aumenta presso il popolo. Nel 488, sollecitato dall'imperatore d'Oriente Zenone, il re degli Ostrogoti Teodorico (454-526) entra in Italia, sconfigge Odoacre e sapientemente cerca di portare avanti un programma di convivenza pacifica e costruttiva tra i due mondi romano e germanico.

L'Impero romano d'Oriente ha la fortuna di non dover affrontare invasioni barbariche, gode di un'apprezzabile attività commerciale e possiede una flotta che garantisce un predominio sul mare. Inoltre dopo il 476 l'Imperatore orientale resta l'unico a detenere i poteri assoluti, con tendenze cesaropapiste. Serve infatti l'autorità imperiale per derimere i contrasti sorti nella Chiesa cristiana d'Oriente nell'interpretazione di alcuni princìpi di fede: il dogma della Trinità, messo in discussione dall'arianesimo (dal nome del prete Ario); le due nature di Cristo, divina e umana, ritenute separate dal nestorianesimo (dal patriarca di Costantinopoli Nestorio), con la piena autonomia della volontà umana; il monofisismo (= una sola natura) del prete greco Eutiche, il quale afferma che, alla nascita, la natura umana del Cristo è stata subito subito inglobata da quella divina, formando un'unica essenza.

ORIGINI del MONACHESIMO

L'organizzazione della Chiesa prevede una distinzione tra laici e clero, e quest'ultimo comprende i vescovi e i sacerdoti. Ma sin dal III secolo nuove forme di vita religiosa, tra le quali il monachesimo, prendono forma.

Il monachesimo, dal greco  μοναχός (persona solitaria), nasce dal desiderio di alcuni cristiani di distaccarsi dalla famiglia e dal mondo per realizzarsi con una nuova forma di vita e d'ideali morali. I motivi di questa fuga possono essere vari: le persecuzioni anticristiane; il desiderio del martirio in nome di Cristo; il ritiro nel deserto seguendo l'esempio di Gesù; il raggiungimento di una vita ascetica, votata alle rinunce e al sacrificio.

La meditazione e la preghiera nella solitudine del deserto sono i pilastri della vita degli eremiti, di cui l'esempio più noto e celebrato è dato da S. Antonio Abate (251-356). Allontanatosi all'età di 20 anni dalla famiglia, conduce una vita ascetica per tutto il resto della sua esistenza nel deserto egiziano, diventando esempio e "padre spirituale" di tanti altri giovani, che lo raggiungono intrattenendosi con lui per poi seguire il proprio destino.

Sarà un altro egiziano, S. Pacomio (ca 287-348), un pagano convertitosi al cristianesimo e divenuto eremita nel 314, a dare una nuova importante direzione al monachesimo. Convintosi che la vita del monaco sarebbe più utile se inserita in una comunità, retta da un superiore, sottoposta ad una regola, costruisce un convento, circondato e racchiuso da un muro con un'unica entrata. Il Santo passa dall'eremitismo al cenobitismo (dal greco κοινός = comune e βίος = vita cioè "vita in comune"), un'istituzione dal grandissimo avvenire.

S. Basilio (329-379), vescovo di Cesarea in Cappadocia, da giovane si ritira in vita ascetica, viaggia e incontra diversi eremiti per studiare il loro stile di vita. Scrive due Regulae, destinate a orientare la vita dei monaci, alla cui base deve sempre essere posta la preghiera, l'amore verso Dio e la caritas verso i poveri.

Mentre in Oriente è tutto un fiorire di monasteri, in Occidente il monachesimo arriva solo nella seconda metà del IV secolo, sempre ad opera di nativi orientali o di occidentali formatisi nella vita monastica in Oriente e tornati in patria. Il primo monastero occidentale nasce in Gallia ad opera di San Martino di Tours nel 361 nei pressi della cittadina di Poitiers, seguiti da numerosi altri, tra cui quello di Lérins, fondato sulle omonime isole (di fronte all'odierna Cannes) tra il 400 e il 410 da S. Onorato, diviene un interessante e vitale centro comunitario religioso.

GIUSTINIANO, TEODORA e LA GUERRA GRECO-GOTICA

In Oriente nel 518 diviene imperatore Giustino I, di origine macedone , il quale promuove una politica d'interessamento per l'Occidente. Alla sua morte nel 527 gli succede Giustiniano I (482-565) il quale, grazie all'aiuto di valenti collaboratori, tra cui la moglie Teodora, rende il suo regno uno dei più importanti nella storia dell'Impero romano d'Oriente. Grande ammiratore della romanità, codifica, con l'aiuto di valenti giuristi coordinati da Triboniano, il diritto romano nell'imponente "Corpus Iuris Civilis", riordinando il sistema giuridico bizantino. Completata nel 534, questa opera è alla base del diritto comune europeo sino al 1804, quando viene superato dal Codice Civile di Napoleone.

Dopo aver sostenuto l'ennesima guerra contro il perenne nemico persiano (527-532) ed una rivolta popolare interna, sedata grazie alla risoluta moglie Teodora e al valente generale Belisario, Giustiniano intende realizzare il sogno di riconquistare le terre d'Occidente, soprattutto l'Italia con Roma. Approfittando dei contrasti tra la componente romana e quella gota e dell'uccisione della regina Amalasunta, figlia del re Teodorico, Giustiniano invia il suo esercito imperiale, agli ordini di Belisario, in Sicilia. Ha inizio (535) una cruenta guerra che durerà sino al 553, con una gran parte dell'Italia in rovina e disperazione. Il contemporaneo storico bizantino Procopio di Cesarea descrive in modo terrificante le condizioni di diverse popolazioni italiane, decimate dalla fame e dalle malattie (50.000 contadini romani morti nel solo Piceno), di suicidi ed omicidi, di casi di cannibalismo. Come avvenuto nelle precedenti invasioni barbariche sono la Chiesa e i vari monasteri a dare cibo e conforto ai superstiti.

SAN BENEDETTO da NORCIA

Secondo la tradizione nasce a Norcia nel 480 circa e muore a Montecassino nel 547 (ma per diversi studiosi sono più verosimili le date 490 circa/560 circa). Poco si conosce della sua vita: oltre alla Regula Monachorum, da lui certamente voluta, altre notizie si hanno nel secondo libro dei Dialoghi di Papa Gregorio I scritti circa 40 anni dopo la morte di S. Benedetto. Fratello gemello di S. Scolastica, divenuta monaca ancora adolescente, Benedetto viene inviato a Roma per seguire gli studi letterari, ma se ne allontana poco dopo, disgustato dai molti vizi presenti nella grande città, ritirandosi ad Affile presso la comunità sacerdotale della Chiesa di San Pietro. Sceglie la vita eremitica, che conduce in una spelonca presso Subiaco, prende l'abito monastico e viene subito notato per la sua fama di ascetica santità. Voluto come abate dai monaci del monastero di Vicovaro, pervaso da casi di lassismo e corruzione, fa osservare una ferrea disciplina monastica, che diventa invisa ai confratelli, i quali decidono di avvelenarlo. Sfuggito miracolosamente all'attentato, Benedetto, torna a Subiaco dove sapientemente crea dodici piccole comunità monastiche tra loro associate. Rispettato e riverito dai potenti, visita i luoghi della Ciociaria, si sofferma (525 – 528 circa) diverse volte presso il Protocenobio di San Sebastiano ad Alatri, essendo amico dell'abate Servando, crea infine l'abbazia di Montecassino (529) , che segna l'apice della sua vita terrena. Qui porta avanti e completa la sua "Regula monachorum" (o S. Benedicti Regula), che diviene uno dei testi principali per gli ordini monastici e per la vita etica, culturale e sociale di tutte le popolazioni europee.

LA "REGULA MAGISTRI" e la "REGULA MONACHORUM di S. Benedetto"

Le regole monastiche dell'Occidente debbono molto a quelle orientali e soprattutto a quella scritta da Sant'Agostino (354-430), uno dei più grandi pensatori e divulgatori della fede cristiana, vescovo di Ippona (oggi Annaba in Algeria) dal 395 alla morte. Probabilmente la "Regula ad monachos" di S. Cesareo (470-542), dapprima monaco a Lérin, poi abate ed infine vescovo di Arles dal 502 alla morte, è la prima scritta e divulgata in Occidente. Segue la "REGULA MAGISTRI (Regola del Maestro)", considerata il primo atto del monachesimo italiano.

Su questa opera occorre soffermarsi in quanto per circa un secolo è oggetto di dibattiti e controversie da parte dei ricercatori e studiosi. Erroneamente è stata ritenuta: redatta dopo la "Regula Monachorum" di San Benedetto; opera dello stesso autore; scritto d'origine provenzale e altro. Ma verso la fine degli anni trenta del Novecento e, a seguito di ulteriori ricerche del secondo dopoguerra, si giunge a queste conclusioni (ancora oggi oggetto di dibattiti):

1) la "Regula Magistri" è anteriore alla "S. Benedicti Regula", che sino al cap. 10 e in altri punti prende molti spunti dalla prima;

2) non è di provenienza provenzale: basti pensare che ad Arles e in altri monasteri della Gallia il digiuno era fissato per il lunedì della settimana, mentre secondo il Maestro esso doveva avvenire di sabato;

3) è di origine italica, e con molte probabilità di un territorio che va dal sud di Roma sino ai confini con la Campania. Infatti è stato riscontrato che il canto liturgico dell'alleluia termina con il periodo pasquale (usanza propria della chiesa romana e dei monasteri laziali), mentre in altri luoghi e chiese esso durava per l'intero anno;

4) è sicuramente stata scritta nei primi anni del secolo VI (tra il 500 e il 525 circa), come si può dedurre da un confronto con la "Regula Monachorum" di S. Benedetto.

Ma altre domande sulla "Regula Magistri" attendono risposte: chi è il "Maestro"? In quale monastero laziale è stata scritta? Quando e dove S. Benedetto viene a conoscerla?

Che il Santo di Norcia la conoscesse è certo, lo dimostra il fatto che alcuni punti della sua regula sono identici a quella del Maestro, ma in molti altri se ne distacca con intelligenza e con uno sguardo alla realtà spirituale e sociale del suo tempo. Vediamo in sintesi i punti di contatto e le differenze sostanziali delle due regulae (M. = Magistri, B. = Benedicti) :

a) in entrambe il demone da combattere è l'ozio: "l'uomo ozioso fa opera di morte (M.)"; "l'ozio è nemico dell'anima (B.);

b) il lavoro, anche il più semplice di artigiano o di giardiniere, serve come insegnamento per evitare le tentazioni dei desideri (M.); "...i monaci in determinate ore devono attendere al lavoro manuale...Qualora poi le esigenze locali o la povertà richiedessero che i monaci siano personalmente occupati nella raccolta delle messi, non abbiano ad adirarsene...avendo riguardo ai più deboli (B.).

Mentre per M. il lavoro ha un compito pedagogico, per B. esso ha anche un'utilità sociale ed è  fonte di solidarietà.

c) l'Abate governa in modo autocratico il monastero, non ha bisogno di avere un vice al suo fianco, e tutti i monaci gli debbono obbedienza assoluta (M.); B. prevede un priore e un "seniorum consilium (consiglio degli anziani)" da convocare secondo necessità;

d) la regula M. ha una lunghezza tripla rispetto alla regula B., è molto dettagliata e sistemata armonicamente, ma con alcune parti vaghe, che rasentano quasi l'utopia; nella regula B., fatto probabilmente dovuto anche ai drammatici fatti storici successi durante la sua stesura, "domina invece uno spirito profondamente giuridico e ordinatore" (A. Saitta), che la renderà la più seguita ed importante in tutto il continente europeo.

Molti accenni economici sparsi nei vari capitoli della "Regula monachorum" "sulle diminuzioni delle risorse materiali del monastero, sul razionamento dei cibi e del vino in certi momenti (capp. 39 e 40), sulla vendita dei prodotti degli artigiani del monastero (cap. 57), mostrano che le radici della regola di Benedetto affondano nel terreno concreto della congiuntura degli anni 530-560 (A. Saitta)". Occorre infatti ricordare che la guerra greco-gotica del 535-553, specialmente nel periodo del re ostrogoto Totila (541-552), vede l'Italia terribilmente prostrata. Al contrario nei tempi in cui viene redatta la "Regula Magistri", la penisola gode della politica illuminata di Teodorico.

 

Dom Gregorio Penco (1926-2013), monaco sublacense dell'Abbazia di Finalpia (SV),in un articolo del 1987 propende a considerare S. Benedetto autore di entrambe le "regulae", la prima redatta da giovane a Subiaco e la seconda in età matura a Montecassino. In tal modo lo studioso spiega anche le diversità di stile, dovute al trascorrere degli anni ed ai ripensamenti. Una piccola ulteriore prova potrebbe essere data dall'appellativo di "magister" attribuito da Papa Gregorio I al giovane S. Benedetto nel suo scritto "In I Regum 4, 70".

Nel presente articolo abbiamo parlato di:

-- San BENEDETTO da Norcia (Norcia 480 ca.- Montecassino 547 – per diversi studiosi le date di nascita e morte vanno spostate verso il 490 e il 555) monaco, abate, teologo, Patrono d'Europa;

-- GIUSTINIANO I (Tauresio 482 – Costantinopoli 565) imperatore bizantino dal 527 alla morte;

-- TEODORA (Cipro 497 ca., Costantinopoli 548) di umili origini, ballerina e amante di Giustiniano, lo sposa nel 527. Intelligente e decisionista, indirizza al meglio la politica del marito.

-- "IL MAESTRO" (?) (date di nascita e di morte ignote), teologo di notevole cultura, scrive, probabilmente trenta/quarantenne, la "Regula Magistri" tra il 500 e il 525, presso uno dei monasteri situati a sud di Roma. La sua regula è certamente servita a S. Benedetto per formulare la propria, e si può ritenere che i due si siano anche conosciuti e frequentati.

 

Per documentare il presente articolo, abbiamo consultato vari testi tra cui:

-- Armando Saitta "Profilo di 2000 anni di storia vol. 3 Giustiniano e Maometto" © Editori Laterza 1982

-- dom Gregorio Penco "San Benedicti Regula", Firenze 1958- © e traduzione dal latino dell'Autore

-- dom Gregorio Penco "San Benedetto può essere autore anche della Regula Magistri?" - © dell'Autore e della Rivista scientifica BENEDICTINA – Roma 1987

 

Acconto al titolo, sul cartoncino-ricordo e sulla locandina della manifestazione è riprodotta un'immagine di San Benedetto (© del fotografo Pier Enrico Ferri g.c.), da un affresco del sec. XIII presente nel Protocenobio di S. Sebastiano in ALATRI (FR).